Westfjords, la penisola islandese plasmata dai troll
Da Ísafjörður alla cascata Dynjandi, un territorio remoto dove ogni montagna ha la sua leggenda
Tre troll volevano staccare la penisola dall'isola: l'alba li trasformò in pietra.
I Westfjords, la penisola nord-occidentale dell’Islanda, si raggiungono con un volo interno fino a Ísafjörður, l’unica città della zona, a circa 450 chilometri da Reykjavík. D’inverno le tempeste rendono gli aeroporti poco affidabili e restano le strade, che collegano i fiordi con una rete di gallerie. Affacciata sullo Skutulsfjörður, Ísafjörður è la base ideale: ha università, ospedale e museo, ma conserva l’aria di un piccolo porto in cui la pesca è ancora centrale. Le sue origini risalgono al 920, e dal XVII secolo vi si stabilirono mercanti norvegesi, inglesi e tedeschi per potenziare le rotte marittime.
Paesaggi da leggenda
Qui il folklore si vede a occhio nudo. Una montagna dalla forma concava è chiamata la sedia del troll: un gigante in fuga dall’alba, che lo avrebbe pietrificato, si fermò a riposare e il suo peso scavò la roccia. La salita è ripida e faticosa, ma il panorama sul fiordo ripaga. La cascata Dynjandi, sette salti che si aprono a ventaglio per cento metri, è detta velo da sposa: si racconta che una troll, abbandonata dal fidanzato in cima a un monte, abbia pianto senza fine, e le sue lacrime siano diventate la cascata.
Pubblicità
I tre troll
Un’altra leggenda attribuisce la forma stessa della penisola a tre troll che volevano staccarla dal resto dell’isola, scavando canali tra le baie di Húnaflói e Breiðafjörður e disseminando isolotti con la terra rimossa. L’alba li sorprese: due furono pietrificati nel Kollafjörður mentre correvano tra i monti, il terzo si rifugiò in una grotta. Spinto dalla curiosità, si affacciò, vide il fallimento e colpì il suolo con rabbia, creando l’isola di Grímsey, prima che il sole trasformasse in pietra anche lui.
Borghi e giardini
Þingeyri, abitata senza interruzione dal 1787, nacque come centro del commercio del pesce; oggi offre giardini curati, artigianato in lana, murales e una tipica zuppa di pesce, e dietro la chiesa conserva tre tumuli erbosi forse medievali. Il giardino botanico di Skrúður, fondato nel 1909 da un pastore per rendere fertile un paesaggio brullo, fu abbandonato e poi restaurato negli anni Novanta: siepi, alberi e fiori in mezzo a una natura selvaggia.







