Una scimmia in sposa e un ragazzo deforme: Arpino e O’Connor sul dominio
Pangea accosta due racconti: Gilda, resa docile dal marito, e Enoch, escluso dal mondo. Il problema di chi non si conforma
Davanti a una madre orango con il cucciolo, la scimmietta ricorda ciò che le è stato tolto. Il marito non capisce nulla.
La scimmietta del racconto di Giovanni Arpino non ha una storia se non quella che le impone l’uomo. Presa da un circo in declino, Gilda viene comprata e trasformata in moglie, spogliata poco a poco di ogni traccia di sé. Il marito la descrive con parole che la annullano: una cosa, un insieme di scarti utili. Per la rivista Pangea è una forma raffinata di violenza: l’assimilazione alla vita domestica prende il posto del riconoscimento. La docilità diventa virtù perché non ci sono alternative. Gilda non parla, se non con balbettii infantili e lacrime: il linguaggio di una reclusa che ha imparato a rendersi invisibile.
Una tirannia gentile
Il marito esercita una tirannia compiuta, addolcita da finte gentilezze. Ogni gesto mansueto della scimmietta viene accolto con un ribrezzo mai detto ma sempre percepibile. Quello che sembra amore è solo la ricerca disperata di approvazione da parte di una creatura che ha dimenticato cosa significhi dire di no.
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Lo sguardo che risveglia
La svolta arriva quando Gilda incontra il suo opposto libero: una madre orango con il piccolo. Si apre una frattura. L’articolo parla di una memoria ancestrale che riaffiora: la scimmietta riconosce all’improvviso ciò che le è stato sottratto. Non è pietà né nostalgia: è il corpo che ricorda il saccheggio della propria natura. Il marito, invece, non sente nulla. Chiuso nel suo ego, resta intatto nella logica del possesso, e la sua domanda finale, che cosa vogliano da lui queste donne, mostra l’incapacità radicale di ascoltare.
Enoch
Nella novella di Flannery O’Connor cambia il tono ma non la sostanza. Enoch, diciottenne, è un accumulo di difetti: zoppica, ha un dente storto, è strabico, una protuberanza gli deforma il viso e gli dà un’aria ottusa. Se Gilda è l’alterità animale resa docile, Enoch è l’umano emarginato, escluso dalla vita sociale. Il suo nome biblico, quello del patriarca vissuto secoli e rapito da Dio, stride con questa creatura goffa, incapace perfino di ripararsi dalla pioggia.
La domanda comune
Per Pangea i due testi parlano di come la società tratta chi non si adegua, tra sottomissione violenta ed esclusione silenziosa. E pongono una domanda attuale: riconoscere l’altro dipende da quanto siamo disposti a uscire da noi stessi.







