Un ginkgo di Marburgo per protagonista: il cinema botanico di Ildikó Enyedi
Tre epoche, tre tecniche di ripresa, Tony Leung e Léa Seydoux attorno a un albero centenario. La scienza diventa lirica e l'erotismo passa per le piante
Sensori, time-lapse e microscopio si alternano alla narrazione. Il brano finale è di Blixa Bargeld su versi di Goethe.
Fare un film di intrattenimento sugli esperimenti di biologia e neurologia, in un’epoca di pseudoscienze e racconti semplificati, sembra una scommessa persa in partenza. Ildikó Enyedi l’ha tentata con una produzione in gran parte tedesca che rende visibile il mondo della ricerca senza scorciatoie narrative. Il cast, guidato da Tony Leung Chiu-wai e Léa Seydoux con attori internazionali, e una fotografia che usa linguaggi visivi diversi per ogni parte del racconto dicono quanto il progetto sia ambizioso.
Tre tempi, tre sguardi
Il film è diviso in tre epoche, ognuna girata con una tecnica cinematografica diversa. Negli anni Venti del Novecento una ricercatrice affronta l’ostilità del mondo accademico. Negli anni Settanta due giovani studenti fanno esperimenti sulle piante. Nel 2020 un neurologo dirige i suoi studi sulle reazioni sensoriali di un albero. Questa struttura permette alla regista di far dialogare il progresso scientifico con i temi di sempre del suo cinema: la solitudine, la ricerca di comunicazione tra culture e specie, il tentativo di trovare un linguaggio comune dove sembra non esserci.
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L’albero al centro
Il vero protagonista è silenzioso: un ginkgo biloba centenario del giardino botanico di Marburgo, intorno a cui convergono le storie umane. Montaggio e fotografia sono calibrati con cura: le immagini prodotte dai sensori sulle reazioni chimiche della pianta diventano astrazioni che dialogano con i tre episodi. Ingrandimenti al microscopio, riprese in time-lapse e fermo immagine si alternano a una narrazione in cui, secondo la rivista, la scienza diventa lirica e l’esperimento poesia. La musica si limita a tre brani; l’ultimo, composto da Blixa Bargeld su una lirica di Goethe, chiude questa meditazione sull’equilibrio tra le specie.
Un erotismo vegetale
Sotto il rigore e la precisione storica c’è una scelta più audace: la sessualità umana è sostituita da quella delle piante, mostrata in grandi formati, con un erotismo sottile e raffinato. Gli organi riproduttivi vegetali diventano il vero contatto fisico tra i personaggi e la natura, mentre tra gli esseri umani restano distanza e solitudine. L’albero si rivela poco a poco: solo nell’ultima inquadratura appare intero, con le foglie che virano all’oro d’autunno, pronto al riposo invernale.







