Un contatore per l’intelligenza artificiale: gli editori lanciano lo standard SPUR
Guardian, Financial Times, BBC e Associated Press con OpenAI, Google, Anthropic, Meta e Microsoft per misurare l'uso degli articoli
Senza sapere quanto un testo contribuisce a una risposta, non si può fissare il prezzo di una licenza. In Italia se ne occupa l'AGCOM.
Per decenni gli editori hanno potuto contare tutto: copie, lettori, tempo passato sul sito, visualizzazioni degli annunci. Con l’intelligenza artificiale questa capacità rischia di sparire proprio quando vale di più. Un algoritmo può leggere un articolo per costruire una risposta, ma l’editore fatica a sapere se quel testo è stato usato davvero, in quale prodotto e con quale ricavo. È come aprire un immenso archivio senza registro dei prestiti.
Che cos’è SPUR
Per colmare il vuoto nasce SPUR, Standards for Publisher Usage Rights, sostenuto da testate come The Guardian, Financial Times, BBC, Sky, The Times, Associated Press e Mediahuis. Al tavolo siedono anche OpenAI, Google, Anthropic, Meta e Microsoft: l’idea non è alzare muri ma scrivere regole utilizzabili da entrambe le parti. Gli editori, in sostanza, vogliono costruire un contatore dell’IA, basato su un linguaggio tecnico comune che definisca autorizzazioni, condizioni d’uso e modi per verificare gli accordi.
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Le tre domande
Il confronto tra giornali e IA è passato per tre fasi. Prima ci si è chiesti se le aziende potessero usare milioni di articoli online; poi se gli editori avessero il diritto di impedirlo; ora la domanda è economica: se l’uso è autorizzato, quanto vale? Una risposta di poche righe può condensare inchieste costose, interviste esclusive, verifiche e archivi costruiti in decenni.
Chi misura decide il prezzo
Senza misurazione non si può stabilire il costo di una licenza. Se solo la piattaforma sa quanto un articolo ha pesato in una risposta, sarà lei a dettare il compenso. Uno standard condiviso riequilibra le informazioni: gli editori negoziano con più consapevolezza e le piattaforme lavorano con regole uniformi invece che con un sistema diverso per ogni testata. E il valore può variare: una notizia esclusiva, un archivio specializzato o un uso particolare potrebbero avere prezzi diversi.
Il caso italiano
In Italia l’AGCOM ha aperto un confronto sull’uso di contenuti protetti da parte delle piattaforme di IA, tra trasparenza, diritto d’autore, pluralismo ed equa remunerazione. Affermare che un contenuto ha valore è necessario ma non basta: servono strumenti per capire quando quel valore passa a una macchina, come accadde agli albori del Web, quando ai siti di informazione seguì il bisogno di misurarne i visitatori.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- The Guardian, Financial Times, BBC, Associated Press, AGCOM
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