Tommaso Labranca, l’Italia letta dentro il centro commerciale
L'antologia Dal pop al popolo riporta in libreria lo studioso del trash che osservava i consumi dall'interno, senza distanza critica
Le figurine Panini contrabbandate tra i banchi, i neoproletari che comprano per immaginarsi diversi: oggetti come campioni dello spirito di un'epoca.
Gli intellettuali di solito osservano la cultura popolare da lontano. Tommaso Labranca no. Già negli anni Novanta dichiarava di preferire lo sguardo dall’interno, accettando di far parte dell’ambiente che studiava, per inventare un vocabolario nuovo capace di descrivere l’Italia delle periferie, dei centri commerciali e delle discoteche. Non era una posa: per lui gli oggetti culturali erano «campioni dello spirito» di un’epoca. Televisione, design, canzonette e pubblicità custodivano risposte decisive sulla vita materiale e sull’immaginario degli italiani comuni.
Quando il trash diventa museo
Labranca vedeva un rischio in ogni tentativo ufficiale di nobilitare il trash. Quando istituzioni culturali o grandi aziende si appropriano di prodotti nati spontaneamente dalle pratiche popolari, ne cambiano la natura e ne spengono la forza. L’esempio sono le figurine Panini: il loro fascino nasceva dall’essere proibite a scuola, dal passare di mano in mano sotto i banchi. Trasformate in oggetti da collezione da iniziative editoriali, perdevano quell’energia e diventavano materia da convegno.
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Comprare per diventare altro
In Neoproletariato, del 2002, Labranca leggeva il consumo, come ricorda la rivista doppiozero, non come soddisfazione di bisogni ma come pratica esistenziale legata al desiderio di cambiare posizione sociale. I neoproletari, i ceti medio-bassi urbani, compravano non tanto per possedere quanto per immaginarsi diversi. Lo shopping diventava un gesto identitario carico di illusione, e centri commerciali, negozi ed emittenti locali erano i teatri di questa ricerca.
Il primo figlio della tv
Labranca è morto nel 2016, ma i suoi testi permettono ancora di osservare con un’angolatura rara il passaggio dal secondo Novecento al presente. Apparteneva alla prima generazione di europei formata più dalla televisione che dalla scuola, e proprio per questo sapeva riconoscerne con lucidità i meccanismi. L’antologia Dal pop al popolo, uscita nel 2026, restituisce ai lettori un pensiero che rifiuta le gerarchie già stabilite del gusto.







