Tiziano Terzani, dall’Olivetti a Saigon: la vita del cronista che raccontò l’Asia
Il primo reportage sull'apartheid nel 1966, Der Spiegel dal 1972, la caduta di Saigon, l'espulsione dalla Cina nel 1984 e un anno intero senza aerei
Cronista dei grandi fatti e della vita quotidiana, dei volti e degli abiti: una sintesi tra rigore documentario e letteratura che continua a parlare ai lettori.
Il viaggio di Tiziano Terzani verso l’Oriente cominciò quasi per caso. Dopo una breve esperienza da cronista sportivo nel 1955, trovò all’Olivetti l’occasione per viaggiare. Un incarico lo portò in Sudafrica, dove nel 1966 pubblicò su L’Astrolabio il suo primo reportage, sulla segregazione razziale. Fu la svolta. Lasciò l’azienda per completare gli studi: giurisprudenza a Pisa, poi una laurea in Affari internazionali alla Columbia University e il cinese a Stanford. Nel 1972 arrivò a Singapore per Der Spiegel: l’inizio di una collaborazione trentennale.
Il Vietnam
L’immersione totale nella regione cominciò con la guerra del Vietnam, il conflitto che aveva segnato la sua generazione. Era a Saigon nel 1975, quando cadde il regime di Thieu. I suoi primi due libri-reportage, poi riuniti in un volume, raccontano gli undici mesi tra le truppe sudvietnamite, dal 1972 al 1973, e i tre mesi dopo la «liberazione» comunista. Non solo battaglie: ascoltava le persone, registrandone lo sconforto, la speranza, la stanchezza.
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La Cina e l’URSS
Dal 1980 visse a Pechino come primo corrispondente occidentale di Der Spiegel. Per quattro anni esplorò una società che lo affascinava e gli sfuggiva, spingendosi in zone vietate agli stranieri, fino all’arresto e all’espulsione nel 1984. Il libro che ne nacque univa la denuncia del controllo maoista e una profonda ammirazione per la cultura cinese. Nel 1991, sorpreso in Siberia dal golpe, attraversò l’URSS in dissoluzione fino a Mosca, raccontando una Russia rimasta in fondo immutata nonostante il crollo del sistema.
L’anno senza aerei
Il 1993 fu decisivo. Una profezia ricevuta a Hong Kong lo convinse a non prendere aerei per un anno intero, attraversando l’Asia via terra e via mare. Il vincolo divenne un’occasione: le distanze ritrovarono senso, i viaggi si riempirono di volti, incontri casuali e consulti con indovini. Ne uscì un racconto autobiografico che esplorava credenze e superstizioni di popoli ancora lontani dal progresso tecnologico.
Grandi e piccole storie
Nel 1998, raccogliendo vent’anni di articoli, mostrò una dote rara: raccontare non solo la Storia, ma la vita di ogni giorno. Dopo la morte, nel 2004, i suoi libri hanno continuato a raggiungere nuove generazioni di lettori italiani.







