Stoccaggio della CO2, il voltafaccia dei petrolieri contro le regole europee
Prima chiedevano obiettivi ambiziosi, ora li impugnano: ExxonMobil ricorre all'arbitrato mentre dei 100 progetti annunciati nessuno funziona
La capacità europea è di 3,2 milioni di tonnellate l'anno contro un obbligo di 50 milioni entro il 2030. Quindici ricorsi alla Corte di giustizia.
La cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica (Ccs) promette di intrappolare le emissioni degli impianti prima che arrivino in atmosfera. Per anni le compagnie petrolifere l’hanno sostenuta con entusiasmo: nel 2022 l’Associazione Internazionale dei Produttori di Petrolio e Gas chiedeva all’Europa obiettivi di stoccaggio ben più alti di quelli poi decisi dalla Commissione. Ma quando il Net Zero Industry Act li ha resi vincolanti, le stesse aziende hanno cominciato a contestarli come irrealizzabili.
La doppia faccia di ExxonMobil
ExxonMobil ha fatto ricorso sostenendo che gli obblighi sono troppo pesanti. Intanto su LinkedIn vantava 120 milioni di tonnellate di CO2 catturate nel mondo, definendo però «non raggiungibile» l’obiettivo europeo di 50 milioni entro il 2030. Per Nikki Reisch del Center for International Environmental Law il messaggio è chiaro: o sussidi per progetti che non funzionano da decenni, o risarcimenti tramite arbitrato. In entrambi i casi paga la collettività.
Pubblicità
L’arbitrato che sopravvive al trattato
La causa passa per l’Isds, il sistema che consente alle imprese di citare gli Stati davanti ad arbitri internazionali, scavalcando i tribunali nazionali, sulla base dell’Energy Charter Treaty. L’Unione è uscita dal trattato nel 2024 perché ostacolava le politiche climatiche, ma una clausola di scadenza permette a chi aveva già investito di fare ricorso per altri vent’anni. Un’eccezione che, secondo gli osservatori, mette i profitti davanti alle istituzioni democratiche.
Una tecnologia sulla carta
Nel frattempo la Ccs resta soprattutto teoria. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, la capacità operativa europea è di 3,2 milioni di tonnellate l’anno, 46 milioni sotto gli obblighi. Dei 100 progetti annunciati nel 2021 nessuno è in funzione: 19 cancellati, 6 in costruzione, gli altri ancora sulla carta. Anche i superstiti slittano: il norvegese Polaris dal 2025 al 2028, il greco Prinos dall’inizio del 2026 al 2029.
Promesse e obblighi
Per il Grantham Research Institute lo scontro mostra la distanza tra il sostegno dichiarato agli obiettivi climatici e la resistenza agli obblighi concreti. Dodici produttori hanno presentato 15 ricorsi alla Corte di giustizia dell’Unione europea contro le loro quote di stoccaggio.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Center for International Environmental Law, Agenzia internazionale per l'energia, Grantham Research Institute
Pubblicità







