Ritagliare invece di scattare: i collage di De Blauwer e i corpi di carta
L'artista belga, nata a Ronse nel 1969, preleva fotografie da vecchie riviste e ne ricompone frammenti femminili lasciando spazio all'assenza
Mani, spalle, pezzi di volti: togliendo le immagini al loro contesto, l'artista toglie anche il controllo a chi le aveva inquadrate.
Per costruire le sue immagini De Blauwer non usa la macchina fotografica. Nata a Ronse, in Belgio, nel 1969, lavora con un materiale che altri hanno buttato: vecchie riviste e pubblicazioni ormai fuori circolazione. Il suo lavoro consiste nel cercare, scegliere e manipolare fotografie già esistenti, strappandole al contesto per cui erano nate.
Una nuova vita per le immagini
Questo procedimento cambia radicalmente il significato di una foto. Sottratta alla funzione originaria, che fosse pubblicità, moda o cronaca, l’immagine entra in una trama diversa, in cui spesso pesa l’elemento autobiografico. Il collage diventa così un modo di raccontare con parole altrui, cioè con immagini fatte da altri.
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Il frammento e il vuoto
Nelle composizioni dominano le figure femminili. Ma non sono mai intere: mani, spalle, frammenti di volti vengono tagliati via dalle inquadrature originali e ricombinati secondo una logica che preferisce l’incompletezza. L’identità dei soggetti si dissolve, e chi guarda è invitato a proiettare nello spazio bianco del margine ciò che non si vede. È un rovesciamento dell’idea tradizionale di immagine: invece di mostrare tutto, il collage suggerisce, nasconde e chiede allo spettatore di completare.
Un intervento sulla memoria
Il materiale di partenza non è neutro. Riviste e giornali dismessi portano con sé strati di significati storici e culturali, la memoria collettiva sedimentata nei mezzi di comunicazione di massa. Riutilizzarli non è un semplice riciclo estetico, ma un intervento critico sul modo in cui l’immagine della donna è stata costruita e diffusa nel tempo. Tagliando e ricomponendo, l’artista sottrae il controllo del racconto a chi aveva scattato e impaginato quelle foto, e restituisce alle immagini una libertà di interpretazione che non avevano mai avuto.







