Quasi una robinia, Marta Cai racconta il lutto con il silenzio delle piante
Nel romanzo pubblicato da Aboca un albero infestante e mellifero diventa la chiave per dire chi non parla più. Da Dafne a Enea, il vegetale come rifugio
Le piante non sanno di noi e non devono saperlo: in questa indifferenza c'è un pudore che il linguaggio ha perso.
Come si racconta chi non ha voce, chi non comunica più? È la domanda da cui nasce Quasi una robinia, il romanzo di Marta Cai pubblicato da Aboca nel 2026. La risposta dell’autrice passa per le piante. Non perché trasmettano significati nascosti, anzi: proprio perché non li trasmettono. Gli alberi restano se stessi, indifferenti a ciò che proiettiamo su di loro. Non subiscono sentimenti che non hanno né ricevono gesti d’amore travestiti. In questo rifiuto silenzioso c’è una forma di pudore che il linguaggio umano ha smarrito.
Un albero pieno di contraddizioni
La robinia del titolo è un concentrato di contrasti. È una pseudo-acacia, quasi una mimosa, quasi un nome di donna, un nome che è anche un cognome. È una pianta infestante, che si diffonde come una malattia, eppure produce fiori ricchi di nettare. Nata sui monti Appalachi, è stata testimone di eventi storici lontani. Questi opposti convivono con agilità, come accade nei simboli veri. Ed è proprio questa complessità a offrire all’autrice una chiave per aiutare a vivere la morte.
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Il rifugio più antico
Il legame tra esseri umani e mondo vegetale affonda nella memoria collettiva. Nei miti gli alberi sono un riparo dal dolore: Dafne diventa alloro per sfuggire alla violenza, Enea scende nell’aldilà con un ramo in mano senza morire. Oggi, senza più magia, quel ricorso al vegetale sopravvive in riti quotidiani come il tè o il caffè, residui di un’antica alchimia. Per Cai, quando ci scontriamo con l’inadeguatezza o il pericolo della nostra condizione, una postura primordiale ci riporta alle piante. Loro non sanno nulla di noi, e non devono saperlo: questa ignoranza reciproca è un prezioso privilegio di nascondimento.
Capitoli fatti di gesti
Il romanzo è costruito per capitoli legati ad azioni concrete: confessioni, ricordi, gesti mancati, parole dette in silenzio. La narrazione cerca un equilibrio delicato tra una vita che si spegne e una crescita che germoglia. Non offre una soluzione al lutto, ma un «quasi equilibrio», categoria che torna in tutta l’opera di Cai e che rispecchia la natura stessa della robinia. Solo accettando l’incompiutezza, la morte di uno diventa tragedia della specie e la perdita si trasforma in una forma di aggiunta.







