Prima dell’hype: gli artisti italiani che lavorano con le reti neurali da vent’anni
Da Angel_F del 2006 al piano quinquennale di Guido Segni, dall'IA psichedelica di Roberto Fassone agli amori digitali di Mara Oscar Cassiani, fino a IOCOSE
Quando la tecnologia diventa segno di appartenenza, i critici passano per retrogradi. Ma c'è chi sposta l'attenzione dagli strumenti al significato.
Ogni innovazione tecnologica porta con sé un’eccitazione irrazionale. Nel 2022 un designer e ricercatore ne descriveva le tappe prevedibili: promesse non mantenute, poi una promozione sempre più aggressiva in cui chi critica viene bollato come retrogrado. Lo schema si applica bene al dibattito attuale sull’intelligenza artificiale, diventata un segno di appartenenza per chi la promuove. Questo clima distorce i messaggi, oscura le intenzioni artistiche e fa della novità in sé un motivo sufficiente per attirare l’attenzione. Eppure alcuni artisti lavorano in un altro modo: spostano lo sguardo dallo strumento al significato e piegano le macchine verso direzioni impreviste, lontane dal marketing.
Una storia più lunga
La sperimentazione italiana con le reti neurali non nasce con i sistemi generativi per il grande pubblico. Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, Guido Segni, Francesco D’Abbraccio e altri realizzavano già installazioni, video e performance sulle questioni di oggi: automazione della creazione, rapporto tra umano e artificiale, autorialità condivisa. Prima ancora c’erano Maurizio Bolognini, Piero Gilardi e Luigi Pagliarini. Nel nuovo millennio questa eredità incontra la cultura hacker e la Net Art. Nel 2006 nasce Angel_F, una creatura software che impara dai dati con il machine learning.
Pubblicità
Automatizzare l’artista
Con la diffusione delle reti generative avversariali la ricerca accelera. Nel 2018 Guido Segni firma una performance automatizzata presentata come piano quinquennale per la completa automazione della produzione artistica: affida parte della creazione a un algoritmo di deep learning, citando scritti accelerazionisti e strategie storiche di sabotaggio dell’arte.
Ironia e dissenso
Con i grandi modelli linguistici e i sistemi che trasformano testo in immagini il panorama si allarga. Nel 2022 Roberto Fassone addestra un algoritmo a scrivere resoconti di stati alterati di coscienza, come se l’IA fosse esposta a sostanze psichedeliche. L’anno dopo Mara Oscar Cassiani esplora con vari linguaggi le relazioni amorose immaginarie tra persone e intelligenze artificiali. Nei lavori più recenti di Silvia Dal Dosso e del collettivo IOCOSE ci sono una trilogia di film dai toni giocosi sul futuro digitale e una video-installazione con un agente algoritmico che, paradossalmente, invita a sabotare le macchine e a riprendersi il tempo libero. La prova che l’arte può usare questi strumenti e insieme contraddirli.







