Paul Scharff, le creature impossibili disegnate con precisione
Una mostra accosta le litografie per il Manuale di zoologia fantastica di Borges al Bestiario di Leonardo, tra manifesti, copertine, vignette e lo studio dell'artista
Ironia e leggerezza senza rinunciare al rigore del segno. E le foto di Angelo Gargaglione lo mostrano tra libri, scacchi e torchio.
Che cosa hanno in comune Jorge Luis Borges e Leonardo da Vinci? Nella mostra dedicata a Paul Scharff, le litografie realizzate per il Manuale di zoologia fantastica dello scrittore argentino stanno accanto alle interpretazioni tratte dal Bestiario leonardiano. Due universi lontani nel tempo, ma entrambi interessati al confine mobile tra l’osservazione della natura e la capacità di immaginarla diversa.
Animali tra scienza e fantasia
Le creature che escono dalle matrici litografiche di Scharff abitano proprio questo territorio di mezzo. Si muovono con ironia e leggerezza, ma senza mai rinunciare alla precisione del segno. Anche quando il soggetto è pura invenzione, l’artista mantiene il rigore tecnico di chi disegna un animale vero: ed è questo contrasto a renderle credibili e insieme sorprendenti.
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Un mestiere a tutto campo
Oltre ai progetti letterari, la mostra allarga lo sguardo a una produzione vastissima: loghi, manifesti, copertine editoriali, vignette umoristiche, albi illustrati. Le collaborazioni con editori come Mondadori e Fabbri sono state il terreno in cui Scharff ha imparato a muoversi con naturalezza tra generi diversi. Ne emerge il ritratto di un creativo che fin dall’infanzia ha visto nel disegno il suo modo principale di stare al mondo e di comunicare.
Dentro lo studio
La sezione fotografica di Angelo Gargaglione, nata da una lunga amicizia, aggiunge una dimensione intima: Scharff immerso nella lettura, concentrato su una partita a scacchi, ma soprattutto al lavoro nella sua officina. Un video documentario accompagna il visitatore nei passaggi tecnici della stampa litografica, trasformando strumenti e gesti in racconto. È qui, nello spazio del fare, che la mostra trova il suo cuore: non l’opera finita, ma l’atto che la fa nascere.







