Passaggio a Nord-Ovest, meno ghiaccio non vuol dire rotta più facile
Il ghiaccio estivo artico è calato del 40 per cento dal 2007 e promette risparmi alle navi. Ma iceberg alla deriva, dispute sulla sovranità e black carbon complicano tutto
Nel settembre 2025 la Thamesborg è rimasta bloccata per giorni nello Stretto di Franklin, lontano da ogni soccorso.
I numeri attirano gli operatori della logistica. Secondo La Rivista della Natura, l’estensione del ghiaccio marino estivo nell’Artico è diminuita di circa il 40 per cento rispetto al 2007, aprendo finestre di navigazione di oltre 120 giorni d’estate per navi attrezzate. Per chi gestisce cargo internazionali, attraversare l’arcipelago artico canadese significherebbe accorciare molto i percorsi rispetto ai canali di Suez e Panama: si parla di risparmi di oltre 50.000 dollari di carburante a viaggio e, in teoria, di un quarto di emissioni in meno.
La fisica smentisce le illusioni
Ma meno ghiaccio non significa navigare meglio. Lo scioglimento libera blocchi di ghiaccio pluriennale e iceberg che, spinti da venti e correnti, si accumulano negli stretti poco profondi del Passaggio a Nord-Ovest. L’arcipelago, oltre 36.000 isole, è un labirinto con visibilità a volte inferiore a un chilometro e alto rischio di incaglio. Nel settembre 2025 la nave Thamesborg è rimasta bloccata per giorni nello Stretto di Franklin, in una zona senza alcuna infrastruttura di soccorso. È l’ironia del clima che cambia.
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Di chi sono quelle acque
Sotto la questione tecnica c’è un conflitto giuridico. Il Canada sostiene che il Passaggio sia acqua interna e possa regolarne il transito; Stati Uniti e Unione europea lo considerano uno stretto internazionale aperto al libero passaggio secondo la Convenzione Onu sul diritto del mare. Washington teme che accettare la tesi canadese crei un precedente utile alla Russia nello Stretto di Bering o alla Cina nel Mar Cinese Meridionale. Intanto l’Artico si militarizza: Mosca ha la flotta di rompighiaccio nucleari più potente del mondo, Pechino persegue la sua Via della Seta Polare, la Nato sorveglia di più il fianco nord, dal Baltico alla Groenlandia.
Un danno invisibile
Le navi in acque polari emettono black carbon, particolato che si deposita su neve e ghiaccio, ne riduce la capacità di riflettere il sole e accelera la fusione: un circolo vizioso potenzialmente grave.
Tre scenari
La rivista delinea tre fasi. Entro il 2030 il Passaggio sarebbe una nicchia per esportare materie prime locali, non un asse globale. Intorno al 2040 l’Artico centrale potrebbe avere estati senza ghiaccio, rendendo possibile una rotta diretta sul Polo Nord. Al 2050 i porti del Nord Europa potrebbero diventare i veri snodi delle merci artiche.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- La Rivista della Natura
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