Omero come argilla: perché il cinema torna sempre all’Odissea
Il regista vede nel poema la trama nascosta di tutti i suoi film: viaggio, perdita e ritorno come schema dell'identità
Che cosa resta di una persona quando tutto viene a mancare? È la domanda che regge il mito da tremila anni.
Il valore delle storie antiche si misura con una domanda semplice: che cosa resta di un individuo quando tutto viene a mancare? Il percorso dell’eroe omerico offre uno schema che va oltre il suo tempo. Non si tratta di riprodurre fedelmente il poema, ma di riconoscere come i suoi elementi fondamentali, il viaggio, la perdita, il ritorno, continuino a strutturare il nostro modo di pensare la ricerca personale e il senso dell’esistenza, ben oltre le imprese eroiche che la memoria collettiva conserva.
Un poema dentro ogni film
Secondo quanto ha dichiarato il regista, l’Odissea era già presente, in forma implicita, in tutta la sua filmografia. I suoi personaggi, l’uomo che ha perso la memoria, il padre tormentato dal tempo, il viaggiatore smarrito nel regno dei sogni, lo scienziato schiacciato dal peso delle proprie scoperte, trovano una coerenza nella struttura della ricerca odisseica. Il poema diventa così una sorta di archeologia del suo cinema: lo strato più profondo da cui tutto il resto è nato.
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La materia da modellare
Il regista dice di aver trattato il testo antico come argilla. È un’immagine precisa: l’argilla si lascia plasmare senza perdere la sua natura. Si possono cambiare forme e dettagli, mantenendo intatta la forza originaria. Le grandi storie, in questa visione, hanno una resistenza che supera le epoche: possono essere riscritte infinite volte proprio perché il loro nucleo non si consuma.
Una memoria che continua
Rielaborare oggi il racconto classico non significa chiuderlo, ma aprire un arco narrativo che continua a risuonare nello spettatore anche dopo la visione. Il testo millenario si rivela uno strumento per tenere viva una memoria condivisa, e il viaggio dell’eroe diventa un modello per capire sia le prove individuali sia quelle collettive. C’è poi un ulteriore livello: l’Odissea è anche un racconto che si sposta verso occidente, verso il tramonto. Leggerlo oggi colloca il mito dentro il mutamento storico, come la storia di un’epoca che finisce e di una nuova che cerca la propria strada di casa.







