Mosca e Hollywood: la tesi di Endoxa sull’infiltrazione sovietica
Secondo la rivista Stalin vedeva nel cinema un'arma per plasmare le coscienze. Mises e Billingsley spiegano perché gli artisti erano ricettivi
In una città di solitudini, il partito offriva amicizie prestigiose e la sensazione di essere intellettuali superiori.
I dirigenti sovietici capirono presto il potere del cinema. Secondo la rivista Endoxa, Stalin non lo considerava solo un’arte ma uno strumento per modellare le coscienze e orientare i comportamenti di massa. Questa convinzione, documentata in un discorso del 1936 del Commissariato per la cinematografia, avrebbe spinto Mosca a investire risorse notevoli per penetrare nell’industria di Hollywood. La rivista descrive una strategia di lungo periodo: dall’apertura di strutture consolari a San Francisco al finanziamento sistematico del Partito comunista degli Stati Uniti, fino a costruire una rete complessa nella capitale mondiale dello spettacolo.
Il paradosso degli artisti
Perché attori, registi e sceneggiatori erano così sensibili alle idee comuniste? Endoxa cita l’economista Ludwig von Mises, che vedeva un paradosso: professionisti ben pagati e socialmente affermati mostravano un’avversione spiccata per il sistema che li aveva arricchiti. La spiegazione, in questa lettura, sta nella precarietà del mestiere artistico. Il favore del pubblico è volubile. Chi produce beni essenziali può contare su consumi stabili, mentre l’artista teme di essere dimenticato, perché nulla annoia il pubblico come i divertimenti che conosce già.
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L’attrazione del gruppo
Attraverso lo studioso Lloyd Billingsley, la rivista descrive anche un reclutamento psicologicamente raffinato. In una città dove i nuovi arrivati restavano spesso soli, il movimento offriva integrazione, frequentazioni prestigiose e l’idea di appartenere a un’élite intellettuale. In un ambiente in cui la distinzione culturale valeva molto, l’adesione dava status. Coesione sociale, prospettive romantiche e riconoscimento come pensatori: una combinazione che portò a molte adesioni, spesso prive di solide basi teoriche.
La regia da Mosca
Secondo la ricostruzione, la struttura era centralizzata: per circa venticinque anni Stalin avrebbe guidato la politica del comunismo americano con finanziamenti generosi e una supervisione costante. A metà degli anni Trenta Los Angeles ospitava una delle organizzazioni di partito più solide del Paese. È la premessa, nella lettura della rivista, della lunga stagione di scontro ideologico che avrebbe poi investito l’industria del cinema americano.







