Marx incontra Kant: un secolo di dialogo tra materialismo e critica della ragione
Dal rifiuto di un formalismo vuoto ai socialisti neokantiani, da Lenin e la cosa in sé a Lukács, Francoforte e della Volpe
Per entrambi l'esperienza del mondo nasce dall'attività del soggetto, senza esaurire una realtà che resta in parte autonoma.
Per Marx, come già per Hegel, la morale di Kant era un formalismo vuoto, privo di contenuti concreti. Sembrava una distanza incolmabile. Eppure, già alla fine dell’Ottocento, il quadro cambia.
I socialisti neokantiani
Alcuni teorici socialisti, tra cui Bernstein, Vorländer e Adler, cominciano a vedere nella filosofia kantiana un possibile fondamento del socialismo. Nell’imperativo categorico e nella dimensione comunitaria della coscienza trovano elementi compatibili con l’aspirazione a un ordine sociale più giusto. Il dovere morale universale, per loro, poteva dare all’idea socialista una base etica oltre che economica.
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Lenin e la cosa in sé
Lenin la vede diversamente. Colloca Kant a metà strada tra materialismo e idealismo, uno stadio del pensiero da superare. La sua critica si concentra sulla cosa in sé, quell’oggetto che resta irriducibile al soggetto e inconoscibile: per Lenin è una forma di agnosticismo, incompatibile con la pratica rivoluzionaria e con un materialismo coerente.
Lukács, Francoforte, della Volpe
Nel Novecento la riflessione si approfondisce. Lukács legge Kant come un momento cruciale nel tentativo di superare la frattura tra soggetto e oggetto, dialettica fondamentale per capire il divenire storico. Poi i pensatori della scuola di Francoforte e Galvano della Volpe riconoscono l’importanza decisiva della teoria della conoscenza kantiana. Da questa stagione emerge una tesi originale: sia per Marx sia per Kant l’esperienza del mondo si costruisce attraverso l’attività del soggetto, anche se questa non esaurisce una realtà oggettiva che conserva una sua autonomia.
Una convergenza inattesa
Il risultato è sorprendente. Da un lato il progetto kantiano di fondare criticamente la conoscenza; dall’altro la ricerca marxiana di una prassi che trasformi la realtà. Il loro incontro non nega il materialismo di Marx, ma lo riconcilia con l’idea che il soggetto storico non sia uno spettatore passivo: partecipa attivamente alla costruzione del reale. Due tradizioni che sembravano opposte finiscono per illuminarsi a vicenda.







