Mapplethorpe, la luce come scalpello
Una mostra parte dagli assemblaggi giovanili per arrivare ai nudi, ai fiori e ai ritratti di Patti Smith, Keith Haring, Yoko Ono e Isabella Rossellini
Dietro l'ordine quasi matematico delle sue immagini, scrive Gufetto, resta una tensione irrisolta tra controllo e sensualità.
La mostra dedicata a Robert Mapplethorpe non comincia dalle fotografie più famose. Si apre invece con gli esperimenti degli inizi: assemblaggi tridimensionali fatti di ritagli, feticci religiosi e materiali diversi. Una scelta che dice molto: la purezza formale delle serie successive non è nata da un’illuminazione improvvisa, ma da una pratica libera, provocatoria, pensata per sorprendere.
Fotografare come scolpire
Mapplethorpe non si limita a registrare ciò che ha davanti all’obiettivo: lo ricostruisce secondo una grammatica geometrica rigorosa. La fotografia diventa simile alla scultura. La luce modella i volumi, le ombre creano profondità, gli equilibri della composizione organizzano lo spazio. Nei celebri nudi il corpo perde la sua dimensione narrativa e diventa superficie e tensione muscolare. Lo stesso accade nei ritratti, nei fiori, negli studi botanici: ogni elemento sembra occupare il proprio posto secondo un ordine quasi matematico. Quella perfezione non è frutto del caso ma della volontà di controllare ogni variabile.
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Il calore sotto il ghiaccio
Eppure, sotto la superficie fredda, c’è una forte carica emotiva. La rivista Gufetto sottolinea come tutto il percorso dell’artista sia attraversato da una tensione mai risolta tra controllo e sensualità, rigore e fragilità. I ritratti di figure della scena culturale, da Patti Smith a Keith Haring, da Yoko Ono a Isabella Rossellini, non sono esercizi di stile ma finestre su mondi interiori, aperte dalla precisione dello sguardo.
Due muse
Il percorso attraversa gli autoritratti, i ritratti celebri, le serie dedicate alle muse, lo studio del corpo e della natura. Due figure spiccano su tutte. Patti Smith, incontrata nel 1967, compagna degli anni della formazione. E Lisa Lyon, campionessa di bodybuilding, il cui corpo univa eleganza formale e potenza fisica. Non semplici soggetti da fotografare, ma incontri che hanno costruito la poetica stessa dell’artista.







