Lo spazio civico si restringe: l’allarme dell’Onu su associazioni, proteste e informazione
Oltre l'80% delle organizzazioni segnala più restrizioni: leggi vaghe su terrorismo e disinformazione, sorveglianza digitale, fondi tagliati
Il rapporto aggiorna le raccomandazioni di dieci anni fa. La repressione passa anche da burocrazia e cause intimidatorie.
Associarsi, manifestare, informarsi e influenzare le decisioni pubbliche non sono diritti astratti: sono le condizioni concrete della democrazia. Quando si riducono peggiorano i servizi, la capacità di rispondere ai bisogni sociali e il controllo sul potere. È il messaggio di un nuovo rapporto delle Nazioni Unite sullo spazio civico, che aggiorna le raccomandazioni di dieci anni fa.
I numeri
Il documento si basa su ricerche, consultazioni e un questionario a cui hanno risposto 17 Stati, 15 istituzioni nazionali per i diritti umani e oltre 240 organizzazioni. Più dell’80% di queste segnala un restringimento complessivo, con pressioni che si sommano: norme restrittive, ostacoli amministrativi, meno finanziamenti, campagne di delegittimazione, criminalizzazione e sorveglianza digitale.
Gli strumenti della stretta
La repressione non passa solo dalla forza. Obblighi di registrazione sproporzionati, controlli invasivi, adempimenti onerosi e cause legali intimidatorie possono soffocare un’associazione. Le leggi contro terrorismo, disinformazione o interferenze straniere, se scritte con definizioni vaghe, finiscono per colpire giornalisti e organizzazioni indipendenti. E la partecipazione può essere svuotata dall’interno: consultazioni i cui risultati vengono ignorati, spazi occupati da organizzazioni vicine ai governi.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Nazioni Unite, Ufficio dell'Alto commissario per i diritti umani
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