Labirinti, specchi e scacchiere: perché Borges ci insegna a guardare il mondo di traverso
Dagli anni europei tra Svizzera e Spagna a Ficciones e L'Aleph, dalla malattia del 1938 alla perdita del posto di bibliotecario sotto Perón e al Nobel mai arrivato
«Sulla terra non c'è una sola pagina, una sola parola che sia semplice, giacché tutte postulano l'universo».
Per Jorge Luis Borges la letteratura non fu una scelta tardiva. Fin da bambino era attratto dalla parola scritta. Gli anni trascorsi in Europa, tra Svizzera e Spagna, gli diedero competenze linguistiche e una conoscenza profonda della letteratura del continente. Quando tornò a Buenos Aires negli anni Venti portava con sé un progetto ambizioso: un’opera in cui reale e immaginario si intrecciassero senza confini netti.
I simboli di un universo intricato
Tra gli anni Quaranta e Cinquanta Borges costruì una poetica fatta di trame complesse e rimandi eruditi. Alcuni simboli tornano di continuo, il labirinto, lo specchio, la scacchiera, e funzionano come immagini dell’universo intricato che percepiva. Come ricorda la rivista ArtSpecialDay, lo scrittore diceva di non poter definire semplici i suoi testi, perché nessuna pagina e nessuna parola lo è: tutte presuppongono l’universo. Questa coscienza della molteplicità attraversa capolavori come Ficciones e L’Aleph, dove realtà parallele convivono.
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La paura come motore
Paradossalmente fu la paura di perdere la creatività a spingerlo verso la fase più intensa, soprattutto dopo una grave malattia nel 1938. Non mancarono gli ostacoli politici: durante il regime di Perón perse per un periodo il posto di bibliotecario. Eppure i riconoscimenti arrivarono, tra cui il Premio Nazionale della Letteratura nel 1957. Resta invece un mistero, che ancora fa discutere i suoi lettori, la mancata assegnazione del Nobel, su cui circolano ipotesi di ogni tipo.
Uno sguardo dislocato
L’eredità di Borges è la proposta di universi in cui spazio e tempo non seguono le leggi ordinarie. Non è un capriccio formale, ma uno strumento per esplorare la complessità nascosta in ogni evento, idea, esperienza. Chi accetta questa prospettiva strana e meditativa scopre di poter guardare la propria vita da angolazioni inattese. Leggere Borges, in fondo, è un esercizio per perdersi nel labirinto e scoprire che anche smarrirsi può essere un modo di conoscere.







