La guerra che non finisce mai: la fotografia documentaria allunga lo sguardo
Dal Sudan di Abdulmonam Eassa all'Ucraina seguita per quattro anni da Diego Fedele, dai test nucleari in Rajasthan agli zoo europei. E un circuito OFF in negozi e bar
Non eventi isolati ma condizioni quotidiane: corpi e territori segnati da conflitti, emigrazione e danni ambientali.
La guerra torna con insistenza nel programma di questa rassegna di fotografia documentaria. Abdulmonam Eassa racconta la guerra civile in Sudan; Diego Fedele ha documentato la crisi in Ucraina per oltre quattro anni. Entrambi compiono un’operazione decisiva: tolgono la guerra dalla dimensione dell’evento isolato e la mostrano come condizione ordinaria, una trama quotidiana di sofferenza e resistenza. Non semplice cronaca per immagini, ma un’indagine su quanto a lungo un conflitto resta nella vita delle persone.
Corpi e paesaggi
Due linee si intrecciano nelle mostre. La prima toglie gli eventi dai riflettori per raccontarne le conseguenze individuali: l’emigrazione forzata negli Stati Uniti vista con gli occhi dei minori, la sopravvivenza dopo il trauma della guerra. La seconda legge la memoria scritta nel territorio: i test nucleari indiani che segnano ancora le comunità del Rajasthan, l’ambiente della Galizia che si degrada a vista d’occhio, laghi che raccontano una storia di danni ambientali. Corpo e paesaggio diventano due facce della stessa riflessione su fragilità e resilienza.
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La natura sotto osservazione
Due esposizioni sono dedicate all’ambiente. Una osserva forme e strutture del mondo naturale con uno sguardo estetico e scientifico. L’altra si concentra sull’accesso all’acqua nelle regioni occidentali, mettendo a nudo disuguaglianze e vulnerabilità legate a una risorsa fondamentale. Un’indagine sugli zoo europei apre poi una prospettiva critica: come si è costruito lo sguardo umano sulla natura e quanta eredità coloniale sopravvive in quella rappresentazione.
La città come galleria
Il circuito FFE – OFF porta la fotografia fuori dagli spazi istituzionali, trasformando negozi, bar e locali in gallerie improvvisate. Nel 2026 le richieste di partecipazione hanno toccato un record, segno di un interesse crescente per una fotografia consapevole. Tutta la città diventa così un luogo in cui leggere l’attualità, moltiplicando gli accessi e le interpretazioni possibili.







