La crisi climatica non colpisce tutti allo stesso modo: la bussola di ActionAid
Reddito, casa, lavoro, discriminazioni e isolamento si sommano. Uno strumento in quattro domande per rendere verificabile la giustizia climatica
Chi conta, chi decide, chi beneficia, chi risponde: così una politica ambientale può smettere di escludere i più fragili.
Definire qualcuno semplicemente «anziano» dice poco della sua esposizione al clima che cambia. Una donna anziana, migrante, con un reddito basso e che vive in un quartiere senza verde affronta rischi molto diversi da quelli di un coetaneo benestante. La vulnerabilità climatica nasce dall’intreccio di reddito, qualità della casa, accesso ai servizi, discriminazioni, tipo di lavoro e isolamento sociale.
Chi rischia di più
Una ricerca di ActionAid Italia elenca i gruppi più esposti. Gli anziani con poca mobilità e pochi contatti faticano di più a gestire gli eventi estremi. I bambini sono più sensibili allo stress termico e ad alcune malattie respiratorie. Le famiglie a basso reddito abitano in case meno efficienti e non possono permettersi climatizzatori o riparazioni urgenti. E poi persone senza dimora, con disabilità, abitanti di zone rurali isolate, migranti e rifugiati, chi vive un disagio psichico, i lavoratori precari. Un’attenzione particolare va a chi lavora all’aperto, esposto al caldo senza protezioni adeguate.
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Il caldo e l’acqua
Molti anziani, spiega ActionAid, non possono installare un condizionatore e nei giorni più caldi devono raggiungere luoghi pubblici refrigerati, spesso difficili da raggiungere. Nel Mezzogiorno l’acqua è un’altra linea di frattura: chi ha soldi compra cisterne private, chi non li ha subisce la scarsità aggravata dal clima.
La Ruota del Potere
Spesso le fragilità si sommano: si può essere anziani e poveri, migranti e operai, disabili e residenti in zona alluvionale. Per vederlo la ricerca propone la Ruota del Potere, un grafico che mostra come privilegi e svantaggi siano distribuiti: al centro chi ha più accesso a risorse e potere, verso l’esterno le forme di emarginazione. Serve a rendere visibile ciò che dati e decisioni pubbliche trascurano: una politica tecnicamente corretta può escludere chi non è stato ascoltato.
Quattro domande
La Bussola dell’Equità Climatica, sviluppata per ActionAid con il sostegno della European Climate Foundation, traduce la giustizia climatica in quattro domande: chi conta, chi decide, chi beneficia, chi risponde. Riconoscere le differenze con dati precisi, non con categorie generiche. E garantire una partecipazione reale: una consultazione aperta solo sulla carta esclude chi non può esserci per lavoro, lingua, cura dei familiari o mobilità. La vera inclusione arriva fino alla co-progettazione, coinvolgendo le comunità già nella definizione dei problemi.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- ActionAid Italia, European Climate Foundation
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