Integratori e farmaci insieme: il farmacista come sentinella della terapia
Una revisione indica sette compiti professionali al banco. In oncologia fino a metà dei pazienti non dice al medico che cosa assume
Ascoltare le motivazioni, verificare ingredienti e dosi, registrare tutto: così la farmacia diventa un presidio di sicurezza.
Molti pazienti assumono integratori senza dirlo al medico. Alcuni pensano che non conti, altri temono di essere giudicati o di sentirsi dire di smettere. In questo vuoto di informazioni la farmacia può diventare il luogo dove il dato emerge. Secondo gli autori di una revisione, i farmacisti sono in una posizione privilegiata per orientare un uso sicuro e basato sulle prove, grazie al contatto frequente con i cittadini e alla conoscenza della farmacologia.
Sette compiti
La revisione sistematica descrive un modello in sette punti: chiedere al paziente se usa integratori, conoscerne caratteristiche e composizione, garantirne un impiego sicuro e appropriato, registrarne l’assunzione, segnalare sospetti effetti indesiderati, educare il paziente e coordinarsi con gli altri professionisti. Il colloquio al banco smette così di essere uno scambio commerciale e diventa un momento clinico. Annotare questi prodotti nella cartella elettronica protegge chiunque, in seguito, modifichi la terapia.
Pubblicità
Come si conduce il colloquio
Lo Specialist Pharmacy Service britannico suggerisce un metodo. Prima capire perché il paziente ha scelto un integratore, ascoltare i dubbi sulle cure convenzionali e chiarire che cosa si aspetta. Poi ricostruire la storia clinica: gravidanza, insufficienza renale, interventi in programma, farmaci con margine terapeutico stretto. Serve precisione su nome commerciale, formulazione, dose e ingredienti, perché prodotti con lo stesso nome possono essere molto diversi. Se gli integratori sono più di uno, va calcolata la quantità giornaliera totale di ogni sostanza per evitare sovrapposizioni.
Dove il rischio è più alto
In oncologia la questione è urgente: le chemioterapie hanno margini ristretti e molte possibili interazioni. Tra il 40 e il 50% dei pazienti oncologici non dichiara gli integratori, e il 70% degli oncologi ammette di non sentirsi preparato a consigliarli durante la chemio. Il farmacista può colmare questo vuoto. In cardiologia l’esperienza mostra che il counselling su farmaci, alimentazione, movimento e fumo prima delle dimissioni ha migliorato l’aderenza alle cure e contribuito a ridurre pressione, colesterolo e nuovi ricoveri.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Specialist Pharmacy Service
Pubblicità







