Imparare a guardare: l’esercizio di Karam Cannarella
Nella sua rubrica su ilgiornaleOFF il pittore propone di sostare in un luogo conosciuto e lasciarlo parlare. Una forma di resistenza alle immagini senza sostanza
L'artista non riproduce il visibile: cerca ciò che resta dopo che lo sguardo superficiale è passato.
Il pittore Karam Cannarella cura per ilgiornaleOFF uno spazio dal titolo eloquente, Imparare a guardare. La sua tesi è che saper penetrare la realtà visibile sia un esercizio necessario per il nostro tempo. Un muro scrostato, una porta socchiusa, una sedia lasciata in un angolo: oggetti minori che contengono strati di significato oltre l’attimo in cui li vediamo. Il punto è permettere a queste cose di mostrare la loro dimensione simbolica, quella che si accumula con l’uso, con il tempo, con i gesti che le hanno attraversate. Non serve erudizione per decifrarle: serve un ascolto meno distratto di ciò che i luoghi custodiscono.
Ricevere più che inventare
In questa prospettiva l’arte non punta a riprodurre fedelmente ciò che si vede. L’artista si muove verso ciò che resta dopo che lo sguardo superficiale è passato oltre. Gli spazi che emergono dai quadri di cui parla la rubrica conservano una carica narrativa anche senza figure umane, perché i luoghi trattengono le tracce di chi li ha abitati: ogni ambiente custodisce frammenti di vite altrui. La pittura figurativa diventa così un atto di ricezione più che di invenzione, e il pittore un interprete di storie già depositate nelle stanze, sui muri, negli oggetti.
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Un esercizio semplice
La proposta ai lettori è concreta. Scegliere uno spazio che si conosce bene. Fermarsi in silenzio. Lasciare che il luogo comunichi, senza idee preconcette. Non si cerca l’eccezionale, ma la memoria che oggetti e ambienti racchiudono. Da questo ascolto visivo, suggerisce Cannarella, nasce non solo la creazione artistica ma anche un cambiamento interiore in chi osserva: si impara a vedere ciò che abbiamo sempre avuto davanti senza accorgercene.
Perché conta
In un’epoca in cui le immagini si moltiplicano senza sostanza, recuperare una lettura consapevole della realtà materiale è una forma di resistenza cognitiva. E tocca dimensioni psicologiche ed esistenziali che vanno oltre il gusto estetico: ricucire il legame con il senso dei luoghi e con la propria memoria personale. Guardare con attenzione, in fondo, è un modo di abitare meglio il mondo.







