Il leccio resiste, il pino cede: la lezione di Castelporziano
Nella tenuta presidenziale il 13 per cento del bosco è in sofferenza per siccità e parassiti. La quercia sempreverde invece continua a fotosintetizzare
La foresta assorbe otto tonnellate di carbonio per ettaro l'anno, il 20 per cento più degli anni Novanta.
Per millenni il pino domestico e il leccio hanno disegnato insieme il paesaggio mediterraneo. Il primo, con la chioma a ombrello, è il simbolo dei litorali laziali; il secondo, meno appariscente, è l’ossatura dei boschi della regione. Il clima che cambia, però, sta rompendo questo equilibrio: con più caldo e meno pioggia uno dei due si rivela fragile, l’altro sorprendentemente pronto.
Un osservatorio unico
La Tenuta Presidenziale di Castelporziano, seimila ettari tra Ostia e Torvaianica nel comune di Roma, conserva uno degli ultimi lembi importanti dell’antica foresta costiera tirrenica. È monitorata senza interruzioni da oltre trent’anni e nel 2022 è diventata stazione di eccellenza della rete europea ICOS per la misura del ciclo del carbonio, unica foresta in Italia con questa qualifica.
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Il pino sotto assedio
Lo studio ha rilevato un deterioramento su circa il 13 per cento della superficie boscata, soprattutto nelle pinete. Siccità prolungata, temperature alte e nuovi parassiti si sommano: con poca acqua il pino produce meno resina, la sua difesa naturale contro gli insetti. Ne approfittano due nemici. Il bostrico del pino scava gallerie sotto la corteccia e interrompe la circolazione della linfa; la cocciniglia tartaruga, arrivata di recente dal Nord America, secerne una sostanza cerosa su cui cresce un fungo nero che soffoca la fotosintesi.
Le armi del leccio
La quercia sempreverde si è evoluta in ambienti aridi. Le foglie sono coriacee, coperte da una cuticola cerosa e da una peluria sulla pagina inferiore che riducono la perdita d’acqua; gli stomi sono riparati. Le radici, profonde e ramificate, raggiungono riserve idriche fuori portata per altre specie. Così il leccio mantiene una fotosintesi stabile anche nelle estati secche, come mostrano le immagini satellitari Sentinel-2 analizzate tra il 2018 e il 2024.
Un pozzo di carbonio
Questa resistenza ha effetti misurabili sul clima. Castelporziano assorbe circa otto tonnellate di carbonio per ettaro l’anno, il 20 per cento in più rispetto agli anni Novanta. Considerando la sola fotosintesi si arriva a diciannove tonnellate, un valore che colloca questa foresta tra gli ecosistemi più efficienti delle regioni temperate.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Tenuta Presidenziale di Castelporziano, ICOS
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