I «marchi di fabbrica» dell’antica Roma: 1.844 bolli svelano le rotte della terra sigillata
Uno studio confronta i timbri dei vasai di 24 siti del Nord Italia con un indice statistico e trova due aree di distribuzione distinte
La ceramica rossa e lucida delle tavole romane portava il bollo del produttore, come una firma. Analizzandoli in serie, uno studio ricostruisce officine e mercati della pianura padana.
Sulle tavole dei Romani benestanti, tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., era di moda la terra sigillata: ceramica fine, rossa e lucida grazie a un sottilissimo rivestimento di argilla, spesso decorata a stampo e prodotta in serie da officine specializzate. Ogni pezzo portava il bollo del fabbricante, da cui il nome: una specie di marchio, che oggi diventa una miniera di dati.
Un archivio di timbri
Lo studio di Page parte da 1.844 bolli leggibili raccolti in 24 siti dell’Italia settentrionale. Invece di confrontare forme e tipi di vasi, mette a confronto i nomi dei produttori. Lo strumento è l’indice di Morisita-Horn, una misura statistica della somiglianza tra insiemi: se due località hanno combinazioni e frequenze di marchi simili, è probabile che si rifornissero dalla stessa area produttiva.
Due mercati, non uno
Il risultato smentisce l’idea di una produzione nord-italica uniforme. I siti si raggruppano attorno a due configurazioni geografiche diverse, e il confronto tra le date conferma la divisione. Per le officine emerge una grande fascia produttiva che attraversava la pianura padana orientale fino all’alto Adriatico.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Studio di Page sulla terra sigillata nord-italica
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