Huxley e il potere che non ha bisogno della forza
Provette, ipnopedia e soma nell'anno 632 dopo Ford: perché la distopia del 1932 è più insidiosa di quella di Orwell
Nessuno si ribella a una gerarchia rigida se è stato programmato per esserne felice.
Aldous Huxley nasce a Godalming nel 1894 in una famiglia di intellettuali: il padre Leonard era scrittore, il nonno Thomas il celebre evoluzionista. Da questo ambiente eredita uno sguardo che unisce scienze naturali e cultura umanistica. Negli anni della Prima guerra mondiale, quando comincia a scrivere su riviste importanti, si fissa su una preoccupazione che lo accompagnerà per sempre: il progresso tecnico, se staccato dall’etica, può diventare uno strumento di disumanizzazione travestito da benessere.
Una felicità di fabbrica
Nel 1932 pubblica il suo capolavoro, ambientato nell’anno 632 dopo Ford: l’inventore della catena di montaggio ha preso il posto di ogni divinità. Quella società ha risolto il problema politico per eccellenza. Le classi inferiori non protestano perché sono state programmate geneticamente per essere contente. La gerarchia è rigidissima, Alfa, Beta, Gamma, Delta, Epsilon, ma nessuno la sente ingiusta. Ognuno nasce in provetta secondo il ruolo che dovrà ricoprire, viene condizionato da bambino con l’ipnopedia, l’apprendimento durante il sonno, e infine sedato con il soma, una droga che regala piacere senza conseguenze.
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Shakespeare contro il consumo
Il dramma esplode quando Bernard Marx e Lenina Crowne incontrano John, cresciuto in una riserva dove esistono ancora famiglia e spiritualità. John è nutrito di Shakespeare, e il titolo stesso del romanzo viene da La tempesta. La sua scoperta dell’artificio che regge questa utopia è il punto di rottura. Il selvaggio vede un mondo senza bellezza vera, senza storia e senza senso, mentre intorno a lui la società continua a prosperare nella sua contentezza programmata. Il conflitto non è tra ribelli e tiranni, ma tra il bisogno umano di libertà, arte e verità e un sistema che le ha eliminate.
La profezia più sottile
Huxley torna sul tema nel 1958 con Ritorno al mondo nuovo, raccolta di riflessioni sugli strumenti del controllo totalitario. Il suo allievo George Orwell scriverà 1984, l’incubo complementare di uno Stato oppressivo e visibile. Ma è la visione di Huxley a rivelarsi più insidiosa: un totalitarismo che non si presenta come tale, perché ottiene obbedienza con il piacere invece che con la paura.







