Hieronymus Bosch, il pittore che non scelse mai tra cielo e inferno
Dalla bottega del padre a 's-Hertogenbosch alle collezioni di Filippo II: tecnica, fasi e misteri di un catalogo senza date
Disegnava tutto sul supporto e correggeva con velature leggere. Non datava le opere e ne firmava poche: per questo resta un enigma.
Diviso tra mondi opposti per tutta la vita, Hieronymus Bosch nasce il 2 ottobre 1453 a ‘s-Hertogenbosch, nei territori borgognoni che oggi fanno parte dei Paesi Bassi. Impara il mestiere in famiglia, dal padre Anton van Aken, e cresce in un clima di fermento: circolano le idee radicali del tempo, insieme alle xilografie e alle miniature del gotico internazionale. Ne nasce uno stile tutto suo. Bosch non aderisce del tutto né alla tradizione della Chiesa né alle eresie: oscilla tra le due, attratto dal trascendente e dal rifiuto dell’intelletto che era l’anima dell’Umanesimo.
Un metodo preciso
Le sue visioni non sono improvvisate. Lo storico dell’arte olandese Karel van Mander racconta che Bosch disegnava l’intera composizione direttamente sul supporto e poi correggeva con tocchi leggeri e trasparenti. La sua pittura è piatta, quasi grafica, più vicina alla miniatura che ai volumi dei contemporanei: dettagli finissimi, panneggi scolpiti, ma un effetto d’insieme bidimensionale. I soggetti, simbolici e allegorici, sono spesso difficili da decifrare e attingono tanto alla cultura colta quanto a quella popolare.
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Tre stagioni
Nella fase giovanile nascono I sette peccati capitali, le Nozze di Cana e l’Ecce Homo, dai colori vivaci. In quest’ultimo un Cristo umile fronteggia un Pilato sfarzoso e orientaleggiante, mentre sotto una folla deforme avanza con le armi, senza alcuna prospettiva a costruire lo spazio. Nella maturità arrivano la Nave dei folli e i trittici del Carro di fieno e del Giudizio, ispirati anche alla letteratura di eruditi come Sebastian Brant. Nel periodo tardo, con Il figliol prodigo, l’Incoronazione di spine e la Salita al Calvario, si avverte l’influenza italiana nel trattamento dei volumi.
Un puzzle a Madrid
Bosch non datava i quadri e ne firmava solo alcuni: il suo catalogo resta pieno di buchi. Visse quasi sempre nella città natale, dove morì il 9 agosto 1516. Il suo universo di creature bizzarre stava tutto nella sua testa. Fu il re Filippo II di Spagna, grande collezionista delle sue opere, a portarne molte in patria: per questo gran parte della produzione si trova oggi tra il Prado e il Monastero dell’Escorial.







