Giuseppe Graziosi, lo scultore che fotografava i gesti dei contadini
Da Torino 1898 alla Fontana dei due Fiumi di Modena, un artista che usava la macchina fotografica come strumento di studio del corpo al lavoro
Nell'era delle immagini generate in pochi secondi, il suo archivio ricorda che il gesto contiene conoscenza. Bozzetti e modelli sono alla Gipsoteca di Modena.
Il modo di afferrare un attrezzo, di piegare la schiena per seminare o raccogliere: gesti che oggi quasi non esistono più e che Giuseppe Graziosi ha fissato nella scultura e, soprattutto, in fotografia.
Il corpo come punto di partenza
La formazione di Graziosi ruota intorno all’osservazione del corpo in movimento. Già la scultura presentata all’Esposizione Nazionale di Torino nel 1898 mostra il suo interesse per la dimensione sociale e per lo studio di corpo e paesaggio. Due anni dopo arriva il riconoscimento dell’Esposizione Universale di Parigi. Alla Biennale di Venezia, dove espone più volte, la sua ricerca si allarga al nudo femminile e alla figura del lavoratore, come nella celebre scultura di un corpo segnato dalla ripetizione dello stesso gesto.
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Insegnare e costruire la città
Accanto alla creazione c’è l’insegnamento: dal 1914 Graziosi lavora nelle principali accademie di belle arti italiane. Negli anni Trenta la sua scultura conquista lo spazio pubblico di Modena. L’opera più rappresentativa è la Fontana dei due Fiumi, inaugurata nel 1938, dove il corpo, l’acqua, la terra e i suoi frutti diventano gli elementi di un racconto civico.
La fotografia come taccuino
Ciò che lo rende unico è l’uso della fotografia, non come arte autonoma ma come mezzo di ricerca parallelo alla scultura. Le sue immagini registrano posture, gesti e rapporti tra figura e spazio nelle occupazioni quotidiane della campagna. Il risultato è un archivio di pratiche scomparse, in cui la manualità di chi lavora la terra incontra quella dell’artista che modella, incide e disegna: un dialogo tra chi rappresenta e chi viene rappresentato.
Una lezione per l’era digitale
Oggi un’immagine può essere generata elettronicamente in pochi secondi, senza alcun gesto. Proprio per contrasto l’opera di Graziosi acquista un significato nuovo: ricorda che nelle mani, di chi lavora e di chi crea, c’è conoscenza, memoria e una consapevolezza che non si può delegare. Per entrare nel suo processo creativo resta la Gipsoteca di Modena, istituita nel 1984 al Palazzo dei Musei, che ne conserva bozzetti e modelli.







