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lunedì 19 Ottobre 2026
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Cultura

Giovanni e Annabella, la tragedia di John Ford che sfidò il tabù più grande

Nella Parma di un mondo corrotto, un giovane teorizza la propria passione per la sorella e muore senza pentirsi. Un testo che spiega la chiusura dei teatri inglesi

📰Rassegna stampa
Giovanni e Annabella, la tragedia di John Ford che sfidò il tabù più grande
Foto di repertorio · Palickap · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

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Il curatore della traduzione italiana: Giovanni anticipa l'effrazione illimitata di Sade. La corruzione non sta nel desiderio, ma nella società.

Giovanni non è un semplice ribelle che infrange le regole. È un teorico della propria passione. Quando il confessore lo rimprovera, non fugge: ragiona. Se l’amore è il ricongiungimento profondo di due anime, quale unione potrebbe esprimerlo meglio di quella con la sorella Annabella, che unisce carne, sangue e ragione? Nella tragedia di John Ford questa retorica raffinata apre uno spazio di discussione così pericoloso da far capire perché, negli anni successivi, il teatro inglese sarebbe stato chiuso. Come scrive il curatore della traduzione italiana, Giovanni anticipa l’effrazione illimitata di Sade, rivendicando un desiderio assoluto che rompe perfino il tabù più profondo della società.

Una città di inganni

Intorno ai due protagonisti, a Parma, si muove una rete fittissima di intrighi, finzioni e vendette. C’è il padre Florio, manipolatore che vuole imporre alla figlia lo sposo da lui scelto, e una fila di pretendenti, alcuni così goffi da dare al testo momenti comici. Lo scontro tra Giovanni e la Legge, incarnata dal padre, si riflette sugli altri personaggi, coinvolti in complotti e tradimenti.

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Dove sta la colpa

Il punto è che la corruzione non abita la passione dei due giovani, ma la società che li circonda, fondata su inganno, ipocrisia e manipolazione. Vista così, l’assolutezza del loro desiderio non appare più come la cosa da condannare, ma quasi come una risposta alla venalità del mondo. È questa ambiguità a rendere il testo ancora così disturbante.

Una morte senza pentimento

Ford, maestro della retorica, costruisce il violento finale di Giovanni come un’esaltazione paradossale della passione. Il protagonista non si pente mai e mantiene un atteggiamento quasi stoico. La sua morte non è la caduta di un colpevole ma l’affermazione di un’integrità in conflitto insanabile con un ordine fondato sulla menzogna. In questo contrasto stanno le ragioni profonde della repressione che il teatro avrebbe subito: uno spazio dialettico troppo pericoloso per una società su cui incombeva il puritanesimo. Una tragedia di passaggio, che segna la fine di un’epoca.

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