Galileo studiava Tolomeo: gli appunti che ridimensionano il mito della rottura
Le note sull'Almagesto mostrano un rivoluzionario immerso nella tradizione. E spiegano perché non accettò mai le ellissi di Keplero
Il cerchio perfetto è solo un'ellisse con i fuochi coincidenti: lo si capì soltanto con Newton.
Per oltre mille anni il trattato di Claudio Tolomeo è stato la base dell’astronomia. Pur ponendo la Terra al centro, offriva un’architettura matematica raffinata, fatta di deferenti, epicicli ed equanti, capace di descrivere con buona precisione i moti dei pianeti. Nel Cinquecento, alla vigilia delle grandi trasformazioni, restava il punto di partenza obbligato per chiunque volesse studiare il cielo sul serio. Le annotazioni manoscritte ritrovate mostrano che anche Galileo ne fece una lettura critica negli anni della formazione. È una scoperta che incrina l’immagine dello scienziato che con il cannocchiale spezza di colpo il filo della tradizione.
Il nuovo dentro l’antico
Copernico conosceva Tolomeo a fondo, e così Keplero, che lavorò a lungo dentro la tradizione medievale. Nel Novecento Thomas S. Kuhn rese celebre l’idea di rivoluzione scientifica come sostituzione di un paradigma con un altro. Gli storici di oggi mostrano però che anche le svolte più profonde nascono quasi sempre da un dialogo serrato con i sistemi precedenti, esaminati e rigenerati dall’interno.
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Le ellissi ignorate
C’è poi un paradosso. Tra il 1609 e il 1619 Keplero formulò le tre leggi dei moti planetari, compresa quella secondo cui le orbite sono ellissi con il Sole in un fuoco. Galileo non le adottò mai: nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del 1632 i pianeti girano ancora in cerchio. Eppure i due si scrivevano, e Keplero fu tra i primi a confermare pubblicamente le osservazioni del Sidereus Nuncius del 1610.
Interessi diversi
La ragione è probabilmente nella diversità degli obiettivi. Keplero, sui dati di Tycho Brahe, voleva ricostruire le orbite con rigore matematico. Galileo era concentrato sulla nuova scienza del moto, caduta dei gravi, inerzia, composizione dei movimenti, e usava l’astronomia per difendere il copernicanesimo. Inoltre le leggi di Keplero mancavano di una spiegazione fisica: lui immaginava una forza emanata dal Sole, quasi magnetica, che a molti sembrava speculazione. Solo Newton, decenni dopo, mostrò che le ellissi discendono dalla gravitazione universale.
La perfezione del cerchio
Pesava anche un’idea millenaria, aristotelica e tolemaica: il moto celeste doveva essere circolare e uniforme, perché il cerchio è perfetto. Ma il cerchio è soltanto un’ellisse con i due fuochi coincidenti, come diventò chiaro con la sintesi newtoniana. La lezione è semplice: anche i più radicali innovatori lavorano dentro tradizioni ereditate.







