Epatiti virali dalla A alla E: cosa sapere su contagio, rischi e cure
Due si prendono con acqua e cibo, tre con il sangue. Per la C oggi si guarisce nel 95-98 per cento dei casi; l'Oms punta all'eliminazione entro il 2030
Il nemico principale è il silenzio: per mesi l'infezione avanza senza sintomi.
Le epatiti virali sono cinque, una per ogni virus responsabile. La A e la E si trasmettono con acqua e cibo contaminati; la B, la C e la D attraverso il sangue e i fluidi biologici. Le seconde sono le più pericolose, perché possono diventare croniche e danneggiare il fegato nel tempo. Il problema principale è il silenzio iniziale: per mesi l’infezione progredisce senza dare segni, e per questo gli screening sono decisivi.
L’epatite A
Ha un decorso che si risolve da solo e prognosi generalmente buona. Dopo un’incubazione di 15-50 giorni compaiono febbre, malessere, nausea, dolori addominali e spesso ittero. La mortalità è bassa, tra lo 0,1 e lo 0,3 per cento, ma sale all’1,8 sopra i cinquant’anni. Non esistono portatori cronici e si guarisce senza conseguenze. Il contagio è oro-fecale, soprattutto con cibi crudi e molluschi di acque inquinate. In Italia ci sono due vaccini, efficaci già dopo due-tre settimane, consigliati a chi viaggia in zone a rischio, a chi lavora con il virus e a chi convive con un malato.
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L’epatite B
È spesso asintomatica. Negli adulti diventa cronica nel 5-10 per cento dei casi, nei neonati contagiati fino al 90. Entro cinque anni un portatore cronico su cinque sviluppa cirrosi, e il tumore del fegato è una complicanza frequente. Si trasmette con il sangue, per via sessuale e da madre a figlio. Dal 1991 il vaccino è obbligatorio per i neonati. Non esiste ancora una cura risolutiva, ma gli antivirali tengono sotto controllo il virus a tempo indefinito e la ricerca punta alla guarigione funzionale.
La C, una rivoluzione
Per decenni è stata difficile da curare e non ha vaccino. Tutto è cambiato con gli antivirali ad azione diretta: compresse per 8-12 settimane che eliminano il virus nel 95-98 per cento dei pazienti. Senza cure diventa cronica nell’85 per cento dei casi e il 20-30 per cento arriva alla cirrosi in dieci anni. L’Italia ha lanciato screening gratuiti per alcune fasce di popolazione.
La D e l’obiettivo 2030
La D è la forma cronica più aggressiva: si manifesta solo insieme alla B e accelera cirrosi e tumori. Il vaccino contro la B protegge anche da questa, e il nuovo farmaco bulevirtide è approvato per ridurre il virus nelle forme croniche compensate. L’Organizzazione mondiale della sanità vuole eliminare le epatiti virali entro il 2030, con più screening e più accesso alle terapie.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Organizzazione mondiale della sanità
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