Diabolik e Clerville: il fumetto nero che raccontava il boom economico
La città immaginaria è la Milano del miracolo, la Jaguar E-Type un simbolo di potere, le maschere un rifiuto dei ruoli sociali
Secondo Giornale Pop il ladro delle sorelle Giussani fu parte del clima che preparò e accompagnò il Sessantotto.
Dietro le rapine spettacolari di Diabolik c’è un ritratto dell’Italia del boom. È la lettura proposta dalla rivista Giornale Pop, che rilegge il fumetto come uno specchio delle contraddizioni del miracolo economico.
Una Milano travestita
Clerville, la metropoli inventata dove agisce il ladro, è la Milano di quegli anni: centro finanziario vivace, dove una nuova borghesia industriale accumula ricchezze spinta dal bisogno di riscatto. Il disegnatore Enzo Facciolo ha confermato esplicitamente la somiglianza. Auto di lusso, gioiellerie, banche, palazzi moderni e abiti eleganti non sono decorazione, ma il linguaggio stesso di quella società. Anche la Jaguar E-Type non è un mezzo qualsiasi: è un oggetto di lusso e di spettacolo, simbolo del potere della classe emergente.
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Rubare senza bisogno
Diabolik non ruba per fame: il denaro non gli manca. Lo muove il rifiuto delle regole della proprietà privata, in una società che ha fatto del possesso una religione. Il furto diventa un gesto di sovversione che toglie alla borghesia le sue certezze. E il racconto mostra un meccanismo: il sistema che crea il desiderio delle merci deve poi costruire polizia, tecnologie e leggi per difenderle. L’ispettore Ginko è proprio questo, il guardiano dell’ordine borghese.
La tecnica a doppio taglio
Casseforti, allarmi e sistemi di sorveglianza esprimono la fiducia nella tecnologia come garanzia di sicurezza, ma Diabolik li usa per violarla: la modernità produce insieme protezione e fragilità. I suoi rifugi sotterranei sono una parodia della casa moderna esaltata dal boom, fortezze chiuse al posto degli spazi accoglienti promessi dalla pubblicità.
Le maschere e il Sessantotto
Le maschere di plastica sono il rifiuto più radicale: mentre la società assegna ruoli e i consumi dicono chi siamo, Diabolik cambia volto e può essere chiunque. Secondo l’analisi accademica citata dalla rivista, il fumetto fa parte del processo che «prepara e accompagna» il Sessantotto. I sequestri, i processi e le denunce contro i fumetti neri negli anni Sessanta dimostrano quanto venissero percepiti come una minaccia per proprietà, legge e famiglia tradizionale.







