Da San Giorgio a Cremano al Giappone: Piero Rota, 23 anni, in una cucina stellata
Cresciuto nella pasticceria dei genitori, è passato per Ginevra, Cadice, Napoli e la Sardegna. Ha lavorato con Ángel León e Albert Adrià
La passione nata davanti ai programmi di cucina in tv. E le radici nella città di Massimo Troisi: «La cucina napoletana è un rito di condivisione».
Ha appena 23 anni e lavora in una cucina stellata in Giappone. Piero Rota ha cominciato da ragazzino nel laboratorio della pasticceria che i genitori gestiscono da quasi trent’anni a San Giorgio a Cremano. Poi Ginevra, Cadice, di nuovo Napoli, Santa Margherita di Pula in Sardegna e infine l’Estremo Oriente.
Le tappe
Lungo la strada ha incrociato alcuni dei nomi più influenti della gastronomia mondiale: Ángel León del ristorante Aponiente, una cena a quattro mani con Albert Adrià, il ristorante Contaminazioni di Giuseppe Molaro.
Pubblicità
Com’è cominciata
La passione, racconta, è nata un po’ per curiosità e un po’ per tradizione: da bambino restava incollato alla televisione a guardare i programmi di cucina, affascinato dai gesti e dalla trasformazione degli ingredienti, mentre a casa la tavola era il luogo della condivisione.
Le radici
San Giorgio a Cremano, la città dove nacque Massimo Troisi, per lui significa identità: insegna a guardare il mondo con spontaneità, sensibilità e rispetto per le cose vere. La cucina napoletana, dice, non è un elenco di ricette ma un rito quotidiano di condivisione.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Intervista a Piero Rota
Pubblicità







