Da orologiaio a maestro del Moderno: come Jeanneret diventò Le Corbusier
I cinque punti di Villa Savoye, Ronchamp, Marsiglia, Chandigarh e la Ville Radieuse. Diciassette opere nel Patrimonio Unesco dal 2016
Nato a La Chaux-de-Fonds nel 1887, formato come incisore, scoprì in Italia i principi dello spazio. Un linguaggio che ha cambiato architettura e città.
Charles-Edouard Jeanneret-Gris nasce nel 1887 a La Chaux-de-Fonds, in Svizzera. Non studia subito architettura: si forma come incisore e orologiaio, e da lì gli viene il gusto per la precisione e la funzione. Viaggiando in Europa scopre le grandi architetture del passato, e soprattutto quella classica e rinascimentale italiana, che gli trasmette l’interesse per le regole che organizzano lo spazio. Naturalizzato francese nel 1930, porta il centro del suo lavoro a Parigi, dove diventa Le Corbusier.
Teoria e cantiere
Con «Verso un’architettura» (1923) propone materiali industriali e razionalità come principi del progetto. La Villa Savoye di Poissy (1931) traduce in pietra, anzi in cemento, i «cinque punti» dell’architettura moderna. Più tardi la cappella di Ronchamp mostra un linguaggio meno ortogonale e più intimo, mentre l’Unità d’Abitazione di Marsiglia cerca case democratiche e replicabili.
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Pensare città
Le Corbusier non progetta solo edifici. Il Piano Voisin per Parigi (1925) e la Ville Radieuse immaginano grattacieli residenziali immersi in grandi spazi aperti. Nel 1928 contribuisce a fondare il CIAM, che diffonde il Movimento Moderno nell’urbanistica del dopoguerra. In India il Campidoglio di Chandigarh realizza questa visione su scala monumentale.
L’eredità
Nel 2016 l’Unesco ha iscritto diciassette sue opere nel Patrimonio dell’Umanità, come testimonianza dell’invenzione di un nuovo linguaggio architettonico.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Unesco
- Fondation Le Corbusier
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