Da Guadagnino a Galliano: la strategia di Zara per vendere anche visioni d’autore
Dopo «Atlas of Desire» con il regista e Stefano Baisi, lo stilista britannico reinterpreta l'archivio del marchio spagnolo
Oltre duecento pezzi tra arredi e abiti, poi una partnership di due anni: il fast fashion prova a trattare la propria produzione come un patrimonio.
Non più solo vestiti, accessori e oggetti per la casa, ma anche visioni, linguaggi e riferimenti culturali. Secondo un’analisi di Insideart, Zara sta costruendo da anni un patrimonio immateriale attraverso collaborazioni con nomi riconosciuti del cinema, della moda, della fotografia e del design.
Atlas of Desire
A settembre 2026 il marchio ha presentato «Atlas of Desire», collezione firmata dal regista Luca Guadagnino e dal designer Stefano Baisi per Zara e Zara Home: oltre duecento pezzi tra arredi, complementi e abbigliamento che traducono in oggetti l’estetica dei due, da tempo impegnati in una ricerca comune su interni e materiali.
L’archivio di Galliano
Il senso dell’operazione si chiarisce con il passo successivo: la collaborazione con John Galliano, presentata alla settimana della moda di Parigi, primo capitolo di una partnership di due anni. Lo stilista britannico reinterpreta capi delle collezioni passate di Zara. L’idea è che perfino un marchio fondato sul ricambio continuo possa avere un archivio, un repertorio di forme da recuperare e rinnovare. Cambia il linguaggio, osserva l’analisi, ma non la direzione.







