Come si filma la smarginatura? L’amica geniale dalla pagina allo schermo
Senza la voce interiore di Lila, la serie usa la musica di Max Richter, la doppia esposizione e il paesaggio per tradurre la parola inventata da Elena Ferrante
Dal Capodanno 1958 alla camminata solitaria verso il mare del 1969: e la crisi colpisce sempre davanti a corpi maschili.
Smarginatura è una parola presa dalla tipografia, dove indica il taglio dei margini. Elena Ferrante l’ha trasformata in una categoria letteraria: la rottura dei contorni che tengono insieme la realtà. La scrittrice ha raccontato di essere attratta dalle immagini di crisi e di vedere nello smarginarsi delle forme un affacciarsi sul tremendo. Nel romanzo questa esperienza arriva sempre filtrata dalla voce di Elena, che riferisce ciò che Lila le ha confidato ventiquattro anni dopo, a volte aggiungendo interpretazioni sue. Per la serie la sfida era tradurre questa nebulosa interiore in immagini e suoni, senza la voce interna della protagonista.
Capodanno 1958
Il momento più intenso dei primi episodi è la notte di Capodanno del 1958. Nel libro Elena descrive i sintomi di Lila: sudore, nausea, ribrezzo per il corpo del fratello Rino. La serie aggiunge una dimensione sonora decisiva. Si passa da Whispers di Max Richter, che accompagna la festa, a In the dark, fatto di suoni sordi e lugubri, che segna il crollo di Lila. La macchina da presa non resta neutrale: con la doppia esposizione sovrappone il volto di Lila alle immagini deformate del fratello. Non vediamo solo ciò che lei percepisce, ma la sua smarginatura e quella del mondo intorno nello stesso istante.
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Dal letto al mare
Il secondo episodio di smarginatura cambia ambientazione. Nel romanzo Lila lo vive seduta nel letto accanto al figlio; nella serie cammina da sola verso il mare, sotto il cielo grigio del 1969. Poiché il testo non fissa una data precisa, la serie si prende questa libertà e porta la crisi all’aperto, affidando l’isolamento alla composizione dell’inquadratura invece che alle parole. Il mezzo televisivo mostra invece di raccontare, rovesciando la gerarchia del romanzo.
Il corpo maschile come minaccia
L’analisi nota un dettaglio: la smarginatura si scatena sempre davanti a figure maschili, Rino, Gennaro, Marcello, Stefano. Non è un caso. Secondo gli studiosi il fenomeno affonda le radici nella lotta fra i sessi: il disgusto di Lila prende forma nel corpo altrui, ridotto a forma animale tozza e tarchiata. Nei libri come sulla scena, il crollo coincide con la percezione del corpo maschile come realtà irriducibile e ostile, con tutto ciò che questo comporta in termini di potere e vulnerabilità.







