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domenica 18 Ottobre 2026
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Politica

Chat Control, l’Europa rinvia al 2028 il dilemma tra bambini e privacy

Gli Stati prorogano il regime temporaneo per scovare abusi online nelle chat. Esperti e attivisti temono la sorveglianza di massa e l'indebolimento della crittografia

📰Rassegna stampa
Chat Control, l’Europa rinvia al 2028 il dilemma tra bambini e privacy
Foto di repertorio · Diego Delso · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

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Un problema reale e documentato, una soluzione che secondo i critici non supera il test di proporzionalità.

Il Chat Control è il tentativo dell’Unione europea di contrastare crimini reali e documentati: la diffusione di materiale pedopornografico e l’adescamento di minori sulle piattaforme digitali. Secondo Velvet Mag, nel 2026 gli ambasciatori dei Paesi membri hanno deciso di prorogare il regime temporaneo. Dal 2022 la Commissione europea lavora per dare ai servizi di messaggistica strumenti automatici capaci di individuare immagini già catalogate come abusive o conversazioni riconducibili al grooming. Il problema non è inventato: le forze di polizia di tutto il mondo segnalano un aumento costante di questi reati online.

La questione della riservatezza

Il punto più controverso riguarda la protezione dei messaggi privati. App come Signal, WhatsApp e iMessage usano la crittografia end-to-end, che permette di leggere i contenuti solo a mittente e destinatario. Per controllarli, i messaggi dovrebbero essere esaminati prima della cifratura oppure bisognerebbe prevedere un accesso riservato alle autorità. Gli esperti di sicurezza avvertono che ogni indebolimento della protezione, qualunque sia l’intenzione, crea una vulnerabilità strutturale che potrebbe essere sfruttata anche da criminali o governi autoritari. Il rischio va ben oltre la tutela dei minori.

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Errori e sorveglianza di massa

Un secondo fronte riguarda l’affidabilità. Nessun algoritmo è perfetto, ricorda la rivista: anche tassi d’errore minimi produrrebbero milioni di comunicazioni private esaminate e segnalate senza motivo. Per gli attivisti dei diritti digitali il risultato è una sorveglianza di massa, perché tutte le conversazioni verrebbero analizzate senza consenso e senza sospetti specifici. Che a farlo sia una macchina anziché una persona non cambia la sostanza.

Il test della proporzionalità

Sul piano giuridico, la Carta dei diritti fondamentali tutela vita privata e dati personali: ogni limitazione deve essere necessaria e proporzionata. I critici ritengono che una scansione generalizzata non superi questo esame, e indicano alternative meno invasive: più investigatori specializzati, cooperazione internazionale, segnalazioni volontarie, educazione digitale.

Un rinvio

La proroga al 2028 sposta la decisione più che risolverla. Secondo Velvet Mag il testo in discussione è molto meno invasivo della proposta del 2022, segno che i negoziati hanno inciso. Ma la partita sulla versione definitiva resta apertissima.

Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

  • Velvet Mag, Commissione europea

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