Celio, il palazzo con il cratere e i delfini: domus o caserma dei vigili?
Otto stanze con mosaici, affreschi e marmi policromi riemergono sul colle romano. Un confronto con Ostia fa pensare alla V Coorte dei Vigiles
Una caserma più grande di quanto si credesse, tra via della Navicella e il Clivo di Scauro.
Sul Celio, a Roma, sono emersi otto ambienti disposti intorno a una sala principale, resti di un edificio di alto livello. Il pavimento della sala centrale conserva un mosaico geometrico di grande qualità, con un vaso per mescere il vino circondato da creature marine: un delfino, un pesce, crostacei, il tutto con tessere tagliate con cura. Sopra il mosaico giacevano frammenti di affreschi con campiture circolari azzurre e rosse bordate da cornici in stucco bianco. Le pareti erano rivestite di marmi bianchi e colorati, e anche i pavimenti in opus sectile usavano marmo. Tutto fa pensare a una sede prestigiosa, che sfruttava la posizione panoramica.
Due ipotesi
Che cosa fosse non è ancora chiaro. Potrebbe essere una domus privata, oppure una parte di rappresentanza della V Coorte dei Vigiles, il corpo che a Roma si occupava di incendi e sicurezza notturna. Il confronto più eloquente viene da Ostia: nella caserma del porto mosaici con lo stesso cratere marino decoravano le sale di riposo dei vigili. Secondo la ricerca, il parallelo rafforza il possibile legame con il complesso militare, ma resta un indizio e non una prova.
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Una caserma più ampia
La posizione sostiene l’ipotesi militare. La tradizione collocava la caserma in un’area piuttosto piccola, ma un reparto di quelle dimensioni avrebbe avuto bisogno di molto più spazio per centinaia di uomini, ufficiali e uffici. Dalla zona scavata partivano probabilmente due strade antiche, via della Navicella e il Clivo di Scauro, essenziali per raggiungere i quartieri orientali. E la vicinanza all’acquedotto Celimontano, che alimentava una cisterna accanto alla caserma, garantiva acqua in abbondanza.
Strati di storia
L’edificio fu trasformato nel III secolo e abbandonato gradualmente tra il V e il VI. Nel Seicento vi fu costruita sopra una loggia di Villa Mattei, che danneggiò in parte le murature, e tra Settecento e Ottocento riporti di terra coprirono tutto. Ora gli archeologi dovranno confrontare tecniche murarie, materiali e fasi edilizie per stabilire se si tratti di una casa privata o di un settore di rappresentanza della guarnigione.







