Cannarella e la luce che decide cosa vedere
Dal mare di Portopalo a Caravaggio e Turner, il pittore spiega perché una tela non deve spiegare tutto
In un'epoca di immagini sempre accese, la pittura può chiedere tempo e lasciare zone d'ombra.
Per il pittore Cannarella la luce non si limita a illuminare. Rivela e nasconde, sceglie che cosa resta visibile e che cosa sprofonda nell’ombra. Lo ha imparato da bambino a Portopalo, guardando il mare: la stessa luce cambia carattere di ora in ora, e con lei cambiano la percezione e il senso delle cose. Una lama di sole al mattino non ha niente a che fare con la luce del tramonto, che sembra trattenere gli oggetti un attimo prima di lasciarli svanire. Il pittore, dice, si forma così, osservando fenomeni senza ancora capirne la portata.
Due modi di accendere un quadro
Caravaggio e Turner rappresentano strade opposte. In Caravaggio la luce è un evento: irrompe nella scena, colpisce un volto o una mano e li rende necessari, mentre tutto il resto precipita nel buio. In Turner accade il contrario: la luce scioglie i contorni, mare e cielo si fondono, e il confine tra materia e luminosità si fa incerto. In entrambi la luce non è mai neutra. Lo stesso, osserva l’artista, succede nella vita, quando all’improvviso capiamo il senso di ciò che abbiamo sempre avuto davanti: non cambiano le cose, cambia il modo in cui le illuminiamo con la mente.
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Stanze vuote e porte socchiuse
Nel tempo la sua attenzione si è spostata dalla figura umana agli spazi: stanze disabitate, porte accostate, pareti, tracce. In quell’assenza la luce diventa protagonista. Una porta illuminata suggerisce un’attesa, un muro colpito dal sole conserva una memoria, un orizzonte quasi cancellato dice lontananza. La pittura non è obbligata a spiegare. In un’epoca che vuole mostrare tutto con immagini continue e abbaglianti, può chiedere tempo a chi guarda e lasciare qualcosa in ombra. Davanti a una luce misteriosa lo spettatore smette di essere passivo e comincia a partecipare all’opera.
La zona di mezzo
Lo spazio ideale per dipingere, per Cannarella, sta nella fascia sottile tra il buio totale e la piena luce. Una tela tutta illuminata perderebbe i suoi segreti, una tutta scura non lascerebbe nulla da interpretare. La sua ricerca è una luce che non cancella le ombre ma le usa come parte del significato.







