Brian Eno a Parma: luci che cambiano senza farsi vedere e uccelli che non esistono
I Light Boxes e l'installazione «Seed» nel complesso di San Paolo. L'estetica come scienza della conoscenza sensibile, da Baumgarten agli orecchini
Elementi semplici che si ricombinano fino a diventare complessi, come in Philip Glass e Sol LeWitt. E un libretto ironico su che cosa sia l'arte.
Il metodo di Brian Eno, spiega la rivista Link, parte da una semplicità strutturale che si trasforma via via in un’esperienza articolata. È la lezione di compositori come Philip Glass e artisti come Sol LeWitt: elementi elementari, sonori o visivi, che si modificano e si ricombinano fino a creare complessità. Ne sono un esempio i Light Boxes esposti a Parma: forme geometriche i cui colori cambiano così lentamente che lo spettatore non vede il passaggio, e resta in un’ambiguità che invita a più letture.
Che cos’è l’estetica
Eno si rifà ad Alexander Baumgarten, che nel Settecento definì l’estetica come «scienza della conoscenza sensibile». Dopo, con Kant, divenne filosofia dell’arte e perse quel legame con i sensi; Eno lo recupera, mettendo al centro l’emozione che nasce dalle impressioni immediate. Così l’arte non sta solo nei musei: anche scegliere un paio di orecchini è un gesto estetico. Un’idea democratica: qualunque oggetto o azione capace di emozionare partecipa della creatività.
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Ipotesi, non certezze
Il suo lavoro è progettuale nel senso latino di «proiectum», gettato in avanti: non risposte definitive ma possibilità aperte. Il suo volumetto, un «pamphlet ironico ed efficace» su che cosa sia l’arte, procede allo stesso modo, costruendo complessità capitolo dopo capitolo: l’arte come attività universale che crea emozioni «sicure» perché simulate, e poi come gioco educativo e condiviso.
«Seed»
L’installazione nel complesso di San Paolo a Parma riassume il percorso: i visitatori tracciano percorsi personali in uno spazio immaginario comune, popolato da specie di uccelli inventate.







