Architettura liquida: l’utopia di Marcos Novak e gli spazi che cambiano forma
Dal manifesto del 1991 agli edifici come musica navigabile, fino ai moduli capsula per l'emergenza e alla modernità liquida di Bauman
Il progettista non disegna più oggetti ma le regole che li fanno evolvere. E il codice dura più della pietra.
I costruttori di cattedrali medievali lavoravano per secoli e rischiavano il crollo a ogni campata. Nel 1991 Marcos Novak propose un’idea di architettura che non aveva più nulla a che fare con quella tradizione: uno spazio non fisso, capace di respirare, cambiare proporzioni e adattarsi istante per istante a chi lo attraversa.
Una musica da percorrere
Nelle ricerche condotte all’Università del Texas l’edificio smette di essere un involucro isolato e diventa un continuo che si trasforma mentre viene percepito: la stanza successiva può comparire proprio dove serve. Per valutare questa qualità si usano i criteri della danza e del teatro più che quelli della statica. Grazie ad algoritmi genetici e filtri informatici l’architettura diventa una «musica navigabile», sempre in evoluzione e mai uguale a se stessa.
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Il codice e la pietra
Ne nasce un paradosso: la materia si degrada, mentre il codice può rivelarsi una forma d’arte più stabile. Cambia anche il mestiere dell’architetto, che non disegna più oggetti ma definisce i principi che ne generano l’evoluzione, rinunciando all’idea classica di permanenza. Pure la città cambia volto: dalla vicinanza fisica a comunità tenute insieme dalla condivisione culturale e intellettuale, discontinue ma connesse.
Dai modelli ai cantieri
La disciplina si è poi allontanata da queste sperimentazioni, ma qualcosa è rimasto. Il collettivo olandese NOX ha tradotto l’architettura liquida in strutture concrete e interattive. Studi recenti, come quello di Rody Carvalho de Azevedo Santana, hanno sviluppato moduli combinabili chiamati capsule, pensati per abitazioni temporanee e situazioni di emergenza: si montano senza viti, sono autosufficienti dal punto di vista energetico e hanno una forma studiata per essere impilati.
Un’architettura per tempi incerti
Accostata alla modernità liquida descritta da Zygmunt Bauman, la visione di Novak acquista un senso culturale preciso. Viviamo in movimento continuo, tra immediatezza e incertezza, costretti a riadattarci ad ambienti che mutano in fretta. L’architettura liquida non era solo un azzardo formale: rispondeva a questo bisogno di flessibilità e ha cambiato il rapporto tra corpo, percezione e spazio.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Università del Texas
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