Analfabeta funzionale: un’etichetta famosa che la scienza non sa ancora misurare
Dalla definizione Unesco del 1978 alla proposta di Réka Vágvölgyi: per contare davvero bisogna prima escludere dislessia, lesioni e altre cause
Su 33 studi, il 41% non definiva il concetto e il 74% si limitava agli anni di scuola. Il risultato sono stime che non parlano della stessa cosa.
All’inizio del Novecento il mondo si divideva in due: chi sapeva leggere e chi no. Con la crescita economica e industriale del secondo dopoguerra quella distinzione non bastava più. Nel 1978 l’Unesco introdusse il concetto di analfabetismo funzionale per descrivere chi sa leggere e scrivere ma non riesce a usare queste capacità nella vita quotidiana e sociale. La definizione distingueva chi può partecipare pienamente alle attività in cui quelle abilità sono indispensabili da chi non può. Una chiarezza, però, solo apparente.
Ognuno misura a modo suo
La ricerca ha messo in luce un problema serio: non esiste un metodo standard per individuare gli analfabeti funzionali. Diversi studiosi hanno osservato che definizioni discordanti e criteri diversi portano a stime molto lontane tra loro. Una revisione di 33 studi ha scoperto che il 41% non dava nemmeno una definizione operativa, mentre il 74% si limitava a misurare gli anni di scuola, dando per scontato che più istruzione significhi più competenza. Ma un titolo di studio alto non garantisce la comprensione di un testo complesso, e un’istruzione limitata non implica capacità cognitive ridotte.
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Prima escludere, poi contare
Alcuni ricercatori hanno preso in prestito un metodo della psicologia: i criteri di esclusione. Prima di definire qualcuno analfabeta funzionale bisogna escludere ciò che potrebbe spiegare da solo le sue difficoltà, come dislessia, lesioni cerebrali o disturbi psichiatrici. Réka Vágvölgyi e colleghi propongono questa definizione: è analfabeta funzionale chi non riesce a comprendere testi complessi nonostante scolarizzazione, età, competenze linguistiche, lettura di base e quoziente intellettivo adeguati. Non andrebbero quindi valutate persone sotto i 16 anni, con meno di 6-8 anni di scuola, con QI pari o inferiore a 70 o con disturbi neurologici.
Perché cambia tutto
La differenza è concreta. Se tre persone simili falliscono un test di comprensione, ma due hanno condizioni mediche che spiegano il risultato, solo una è un analfabeta funzionale. Metterle tutte nello stesso gruppo spreca risorse e produce interventi sbagliati. Finché la comunità scientifica non si accorderà su che cosa misurare e come, le politiche scolastiche rischiano di agire su fenomeni mal diagnosticati, e il pubblico continuerà a leggere dati contrastanti come se descrivessero la stessa realtà.







