Accendere i neuroni con la luce: che cosa promette davvero l’optogenetica premiata con il Nobel
Dalle alghe alle malattie neurodegenerative, dalla retinite pigmentosa all'udito. Il genetista Novelli spiega la scoperta di Hegemann, Nagel e Deisseroth
Le rodopsine trasformano un lampo di luce in corrente elettrica. Uno strumento potente per studiare Parkinson, Alzheimer e Sla; le terapie sono ancora in sperimentazione.
All’origine c’è una domanda quasi ingenua: che cosa spinge un’alga unicellulare verso la luce e avvia la fotosintesi? Da lì, ricorda il genetista Novelli, i ricercatori hanno trovato le rodopsine, proteine sensibili alla luce che funzionano come canali ionici: regolano il passaggio di calcio e sodio dentro e fuori la cellula.
I protagonisti del Nobel
I tedeschi Peter Hegemann e Georg Nagel le hanno isolate e descritte. La loro particolarità è straordinaria per una cellula vivente: trasformano uno stimolo luminoso in corrente elettrica. L’americano Karl Deisseroth ha completato il lavoro creando l’optogenetica, che unisce genetica e ottica per controllare con precisione l’attività dei neuroni usando la luce.
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Che cosa permette
Deisseroth ha mostrato che le rodopsine esistono in tutti gli organismi, uomo compreso, e ha potuto vedere singoli neuroni attivarsi sotto un raggio laser. Per Novelli questo ha aperto la strada alla comprensione di malattie come Parkinson, Alzheimer e Sla: accendendo o spegnendo le cellule che interessano si capisce quali non funzionano per un difetto di questi canali.
Le prossime frontiere
Un secondo fronte riguarda malattie congenite della vista come la retinite pigmentosa: alcuni studi clinici cercano di capire se si potranno riattivare proteine dormienti o difettose. Si guarda anche all’udito e alle altre funzioni sensoriali, perché tutto ciò che è elettrico può essere regolato dalla luce. Le terapie, però, restano da dimostrare.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Intervista al genetista Novelli
- Fondazione Nobel
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