A Ca’ Pesaro un’immagine che appare e svanisce: l’attesa della fine di Di Liberto
Una lastra di calcestruzzo, un velo d'acqua nebulizzata e un profumo di legno bruciato per raccontare la crisi come condizione quotidiana
Nessun paesaggio postapocalittico: solo un'apocalisse continuamente rinviata.
La ricerca di Di Liberto rifiuta di proposito la spettacolarità della catastrofe. Niente paesaggi postapocalittici, niente scenografie del crollo. L’artista indaga piuttosto uno stato psicologico e temporale preciso: l’attesa indefinita in cui la minaccia viene evocata di continuo senza mai compiersi del tutto. Secondo il curatore del progetto, è la condizione di molti luoghi contemporanei, dove la crisi è diventata parte ordinaria della vita di ogni giorno.
L’opera
Al centro della Project Room di Ca’ Pesaro, a Venezia, è sospesa una superficie rettangolare di calcestruzzo. A intervalli regolari un sistema di nebulizzazione la bagna d’acqua, e sulla sua pelle affiora un’immagine. Dura pochi istanti, poi si dissolve. Si crea così un ciclo di apparizione e cancellazione in cui ogni rivelazione coincide con la propria perdita. Il richiamo al post-minimalismo è evidente, ma la logica è rovesciata: l’opera non persiste, si sottrae di continuo allo sguardo.
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L’odore del fuoco
L’esperienza va oltre la vista. Con Alessandra Avanzi l’artista ha creato una fragranza basata su note di carbone e legno bruciato. Lo spazio diventa un campo sensoriale in cui le tracce della combustione si percepiscono fisicamente. Il ricordo del fuoco resta nell’aria anche quando l’immagine è svanita, e tra ciò che si vede e ciò che si ricorda si apre una frattura.
Un’apocalisse differita
All’evento catastrofico l’opera sostituisce la ripetizione infinita e la sospensione. Per ARTnews Italia, il lavoro costruisce una soglia in cui la fine viene continuamente rimandata, in bilico tra rivelazione e oblio. Questa oscillazione permette all’artista di evitare qualsiasi estetizzazione del disastro e di mettere in discussione il nostro rapporto con il presente: un tempo in cui la crisi non esplode, ma si ripete, fino a diventare il paesaggio in cui viviamo.







