RZA regista: la visione c’è, il mestiere ancora no
Dopo L'uomo con i pugni di ferro, il fondatore del Wu-Tang torna alle arti marziali con One Spoon of Chocolate. I 400 calci non perdonano
Eccellere nella musica non garantisce di eccellere al cinema.
Il fondatore del collettivo di Brooklyn, il Wu-Tang Clan, non ha mai voluto restare chiuso in una sola disciplina. Dalla produzione musicale RZA si è allargato alla regia, al cinema e alla recitazione. Non per dilettantismo, ma come estensione coerente di una visione. La rivista I 400 calci lo definisce un visionario, nel senso di qualcuno che ha una propria visione del mondo e la mette in tutto ciò che fa.
Il primo tentativo
Il debutto dietro la macchina da presa, L’uomo con i pugni di ferro (2012), fu un’occasione mancata. Nonostante un cast internazionale di rilievo e la produzione di Eli Roth, il film non riuscì a trasformare l’ambizione in un’opera convincente. La delusione non fermò RZA, che continuò a lavorare nel settore, anche in ruoli di contorno in diversi film d’azione.
Pubblicità
One Spoon of Chocolate
Nel 2026, con il sostegno di nomi importanti, è tornato al cinema di arti marziali con One Spoon of Chocolate. Secondo la rivista, però, il risultato mostra di nuovo la distanza tra intenzioni e realizzazione. La trama, che ricorda dinamiche simili a Rebel Ridge, inciampa in sviluppi poco credibili e in scelte stilistiche che rivelano lacune tecniche proprio dove il genere ne richiede di più. Le debolezze riguardano tanto i personaggi quanto la logica interna della storia, e finiscono per indebolire il messaggio che il regista voleva probabilmente trasmettere.
La lezione
Il percorso di Diggs, questo il cognome di RZA, pone una questione ricorrente: essere eccellenti in un linguaggio non significa esserlo automaticamente in un altro. Il produttore che ha costruito suoni e mondi con il Wu-Tang ha una sensibilità indiscutibile, e il suo amore per il cinema di arti marziali è sincero. Ma la recensione ricorda, in modo implicito, che la visione personale è indispensabile e non basta: il cinema chiede competenze tecniche e narrative specifiche, e senza di quelle anche la passione più autentica fatica a diventare un buon film.







