Le mafie non sparano più allo Stato: la violenza ora governa lo spaccio
Lo studio di Aziani e Calderoni: omicidi in calo dal 2014 al 2024, il 51 per cento legato alla droga e il 96 concentrato in quattro regioni del Sud
Nel 95 per cento dei casi la violenza non serve a vendere ma a fissare le regole del mercato.
Secondo una ricerca di Alberto Aziani e Francesco Calderoni, la violenza delle organizzazioni mafiose ha cambiato natura negli ultimi dieci anni. Tra il 2014 e il 2024 gli omicidi attribuibili al crimine organizzato sono calati progressivamente, rovesciando il modello storico delle stragi e degli attacchi alle istituzioni. Gli omicidi di magistrati, politici e uomini delle forze dell’ordine sono quasi scomparsi: l’ultimo caso di rilievo resta quello di Paolo Borsellino, ucciso a Palermo nel 1992. Le organizzazioni hanno capito che colpire lo Stato è controproducente, perché scatena reazioni dure e ostacola gli affari. Preferiscono così esercitare influenza attraverso canali collusivi e scambi silenziosi.
La governance della droga
Oggi il 51 per cento degli omicidi di mafia è legato al traffico di stupefacenti. Gli autori parlano di governance criminale, distinguendo la violenza usata per concludere uno scambio da quella usata per imporre le regole del mercato. In Italia, nel 95 per cento dei casi, la violenza serve a regolare la partecipazione: espellere concorrenti, punire chi collabora con le autorità, fissare prezzi, mantenere la disciplina. Un esempio è un omicidio avvenuto in Campania nel 2015, insieme vendetta e messaggio per riaffermare il controllo su una piazza di spaccio durante una guerra tra fazioni.
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Dove si uccide
L’80 per cento degli omicidi legati alla droga avviene nello spaccio al dettaglio, dove la concorrenza territoriale è più forte. I livelli alti, ingrosso e traffico internazionale, restano relativamente calmi, perché lì contano reputazione e cooperazione e la violenza attirerebbe indagini. Vittime e autori vengono quasi tutti dal mondo criminale: l’83 per cento delle vittime e il 90 per cento degli aggressori noti hanno precedenti. Il 63 per cento dei delitti nasce da rivalità territoriali tra clan, il 29 da conflitti interni. Oltre il 96 per cento si concentra in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia; la Campania è prima perché la Camorra, priva di un vertice, genera conflitti frequenti.
L’Europa va al contrario
Nel resto del continente la violenza legata alla droga si espande verso città prima risparmiate, spinta dai grandi traffici marittimi e da cocaina più pura a prezzi stabili. In alcuni Paesi scandinavi l’età media dei coinvolti negli omicidi con armi da fuoco è scesa, con gruppi giovani che reclutano minori sui social; nel Regno Unito le County Lines sfruttano persone fragili. Mancano però dati comparabili. L’Agenzia dell’Ue sulle droghe chiede più raccolta di informazioni e collaborazione locale, e indica esperienze come Greentown in Irlanda, Stop Shooting a Malmö e LIMITS in Francia.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Agenzia dell'Unione europea sulle droghe
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