Nolan, l’Odissea degli effetti pratici e della colpa
Il cavallo di Troia che si riempie d'acqua, un Polifemo animatronico, Circe body horror e la musica di Göransson: una guerra nata da interessi travestiti
L'ingegno che inventò il cavallo ha la stessa forza distruttiva di un esercito: è il rimorso di Ulisse.
La struttura del poema omerico sembra fatta per Christopher Nolan. Mentre Telemaco aspetta il padre a Itaca e Penelope resiste ai Proci, Ulisse ricorda la guerra e i viaggi in sequenze che procedono a ritroso. Questa architettura frammentata permette al regista di usare la non linearità che è la sua firma, facendo della cronologia uno strumento di senso. L’Odissea diventa così il compimento di una poetica che da vent’anni ruota intorno al ritorno e alla ricerca: le fughe di Dunkirk, il padre di Interstellar, i rimorsi di Oppenheimer.
L’epica nei dettagli
Invece di raccontare ogni episodio, il film sceglie alcuni momenti chiave e punta sugli effetti pratici e su una messa in scena fisica. La caduta di Troia, all’inizio, è il vertice drammatico: i soldati greci stipati nel cavallo mentre l’acqua sale, un’angoscia claustrofobica già cara al regista. Polifemo prende vita grazie ad animatronica e giochi di prospettiva, in una sequenza di pura tensione horror. Con Circe arriva il body horror della trasformazione, un grottesco efficace, mentre la discesa agli Inferi ha una messa in scena raffinata.
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Un eroe colpevole
Matt Damon è un Ulisse logorato e tormentato dalla consapevolezza delle distruzioni che ha causato. Non è un eroe senza macchia: la sua intelligenza, che ha ideato il cavallo, ha lo stesso potenziale distruttivo di una forza bruta. È il tema caro a Nolan delle conseguenze incontrollabili delle proprie scelte. Anne Hathaway dà a Penelope una dignità narrativa che le donne del suo cinema raramente avevano avuto. Zendaya, nei panni di Atena, guida il protagonista fino a una rivelazione finale che rilegge il ruolo degli dèi.
Il prezzo della durata
Condensare l’epica in un film impone rinunce. I Lestrigoni restano ai margini, le Sirene hanno poco spazio, pur incisivo. Il ritmo a tratti è irregolare e accelera verso l’isola di Calipso. A cucire le fratture è la musica di Ludwig Göransson, che crea una continuità sonora.
La guerra come specchio
Sotto ogni scena c’è una riflessione sull’origine dei conflitti e sul loro costo umano. La guerra di Troia, nata da pretesti che nascondono interessi economici, diventa il modello dei danni collaterali che le grandi decisioni infliggono ai singoli. E non resta confinata nel mito: parla al presente.







