L’Odissea di Nolan ritrova il senso del meraviglioso
Un Odisseo in cerca di espiazione, Circe gotica, navi nordiche. Ma il mare vivo e Scilla e Cariddi restituiscono all'epica uno stupore perduto
Anne Hathaway dà dignità a Penelope, ma il film non esplora la parità d'ingegno che il poema le riconosce.
Nel poema omerico Odisseo è anzitutto ingegno: l’uomo dai molti volti, capace di trasformarsi, ingannare, adattarsi. Christopher Nolan punta su altro. Il suo eroe, interpretato da Matt Damon, è un reduce segnato dalla guerra, che porta il peso dei compagni perduti. Non torna a Itaca per riprendersi il regno con l’astuzia, ma per espiare e fare i conti con ciò che ha fatto. È un personaggio coerente con le ossessioni del regista, la colpa, il tempo, l’impossibilità del ritorno, ma lontano dalla fonte.
Un mito ridisegnato
Gli episodi chiave restano, da Polifemo alle Sirene fino al ritorno, ma tutti filtrati da una sensibilità moderna. Circe, con il volto di Samantha Morton, non è più una seduttrice ambigua ma una presenza cupa e gotica, e la trasformazione degli uomini in animali diventa una condanna della brutalità della guerra. Anche l’immaginario abbandona il Mediterraneo omerico: le navi richiamano l’epica nordica, i Lestrigoni sono giganti in armatura medievale. Nolan reinventa il mito con una grammatica visiva tutta sua.
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Il ritorno dello stupore
Giudicare il film solo per ciò che toglie al poema sarebbe ingiusto. Come esperienza audiovisiva, restituisce all’epica qualcosa che il cinema di oggi ha quasi dimenticato: il senso del meraviglioso. Il mare non è uno sfondo ma un’entità viva e minacciosa, tempeste e creature hanno una fisicità impressionante. Scilla e Cariddi sono tra i risultati migliori: la paura nasce dalla loro incomprensibilità più che dall’azione, e diventa stupore. La fotografia di Hoyte van Hoytema, pensata per il grande formato, tiene insieme la luce mediterranea e il buio del viaggio in un’unica tonalità concreta, quasi tattile.
Penelope a metà
Anne Hathaway evita di fare di Penelope una semplice moglie fedele e passiva. Eppure il film mette al centro il dolore del guerriero e trascura la complicità tra due intelligenze pari che il poema racconta. Nell’Odissea anche Penelope è polýtropos, donna dai molti volti che tesse e disfa la tela per ingannare i Proci. Nolan lascia da parte questa parità e si concentra sul trauma maschile del ritorno.







