Nolan, una sola storia raccontata tante volte
Da Following a The Odyssey, uomini in cerca di redenzione, tempi spezzati e oggetti che separano il vero dal falso
La trottola di Inception e la spilla di Penelope: totem che dicono cosa è reale.
Il cinema di Christopher Nolan ruota intorno a un nucleo fisso: uomini intrappolati in percorsi di redenzione che per compiersi devono smontare lo spazio e il tempo. I suoi personaggi non vanno avanti verso una soluzione, tornano indietro per capire dove nasce la loro colpa. Il desiderio di riunirsi alla famiglia diventa il pretesto per interrogarsi su memoria, percezione e realtà. Messa in fila, la sua filmografia sembra un’unica storia raccontata più volte, con ogni film che riprende e amplifica le ossessioni del precedente.
Gli oggetti rivelatori
Nei suoi film alcuni oggetti hanno un peso decisivo. In Inception una trottola serve a capire se si è svegli; nell’Odissea una spilla con una polena appartiene a Penelope e svela l’identità vera. Non sono semplici espedienti narrativi, ma la forma visibile del conflitto centrale: distinguere l’illusione dalla realtà. E la moglie assente, Mal o Penelope, è insieme la meta e l’inganno che la mente del protagonista fa a sé stessa.
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Il tempo smontato
Memento (2000) e Tenet (2020) sono due risposte allo stesso problema: come raccontare quando il tempo non scorre in avanti. Il primo procede a ritroso, a blocchi di circa quindici minuti. Il secondo prova a trasferire nel racconto la struttura del Quadrato del Sator, il palindromo latino che si legge uguale in più direzioni. L’inversione del tempo diventa metafora del tentativo di cambiare ciò che sembra irreversibile. Secondo LaScimmiaPensa.com, questi esperimenti tengono viva l’attenzione su percorsi che altrimenti rischierebbero di ripetersi.
Oppenheimer e l’esordio
In Oppenheimer il bianco e nero del processo, lo sguardo oggettivo, si alterna al colore della soggettività dello scienziato: la frattura tra percezione e fatto storico. La bomba è il punto di non ritorno dopo il quale il tempo non può più scorrere come prima. Già in Following (1998), il debutto, il disordine cronologico serviva a disorientare e a mostrare quanto siano malleabili identità e morale.
L’Odissea come sintesi
Con l’Odissea il metodo arriva a compimento: racconti dentro racconti, un gioco di specchi che trasforma un viaggio potenzialmente ripetitivo in un’opera monumentale, tra mito, horror, melodramma e avventura. I richiami a Inception e alla colpa di Oppenheimer confermano un’idea coerente: il cinema come luogo in cui lo sguardo dello spettatore può essere ingannato con piena consapevolezza.







