Chichagof, l’isola dell’Alaska con più orsi che abitanti
A Icy Strait Point arrivano le crociere, a Hoonah le attività restano in mano ai nativi. E quando le navi partono torna il silenzio
Nella valle del fiume Spasski vivrebbero tre orsi bruni per ogni residente.
Icy Strait Point, sulla punta settentrionale dell’isola di Chichagof, è il principale scalo per le crociere che navigano le acque dell’Alaska. Una funivia gratuita porta dal molo a piattaforme panoramiche in legno, da cui partono varie attività. La più spettacolare è una zip line lunga 1.676 metri, con 396 metri di dislivello e velocità fino a 100 chilometri orari. Intorno ci sono ristoranti affacciati sul fiordo, negozi di artigianato, un’azienda di lavorazione del salmone con oltre un secolo di storia e una grande statua di orca che è il soggetto preferito delle foto.
Il regno dell’orso bruno
Chichagof è famosa per la densità eccezionale di orsi bruni. Secondo quanto riportato, nella valle del fiume Spasski ce ne sarebbero tre per ogni abitante, una delle concentrazioni più alte al mondo. Le escursioni portano lungo i corsi d’acqua dove gli orsi bevono e pescano il salmone. Il tempo conta: quando piove, e succede spesso, preferiscono restare al riparo. Non è raro, comunque, vederli attraversare le strade percorse dai minibus. L’isola ospita anche cervi dalla coda nera di Sitka, foche, leoni marini e balene, mentre le aquile calve si posano sugli alberi.
Pubblicità
Il villaggio dei nativi
Hoonah è l’unico centro abitato in modo permanente e ha un’identità fortemente indigena. Tutte le attività economiche sono gestite dai discendenti delle tribù originarie. Il paesaggio è punteggiato di totem colorati e nei negozi si vendono oggetti fatti sul posto. In questo modo le comunità native custodiscono la propria tradizione e governano direttamente il flusso dei visitatori, invece di subirlo.
Quando le navi se ne vanno
Alla partenza delle grandi navi lo scenario cambia del tutto. Moli, spiagge e negozi si svuotano e una quiete profonda scende su Icy Strait Point. È in quei momenti, scrive LatitudineX, che la magia dell’Alaska si sente di più, e che i residenti ritrovano la loro terra nel silenzio e nell’isolamento.







