Mapplethorpe, l’ordine classico dietro lo scandalo
Per il curatore Denis Curti il fotografo non cercava lo shock ma l'armonia della statuaria antica. La retrospettiva porta anche gli scatti di Capri e Napoli
Fiori o corpi, la regola era la stessa: simmetria, luce controllata, perfezione formale.
Per decenni il lavoro di Robert Mapplethorpe è stato letto come una provocazione deliberata, un’arma contro le convenzioni. Per il curatore Denis Curti è un fraintendimento radicale. L’artista non cercava lo shock fine a sé stesso: ogni scatto seguiva regole precise di equilibrio e composizione prese dalla statuaria classica. Che fotografasse un fiore o un corpo, lo sguardo era lo stesso, guidato da una ricerca quasi ossessiva di armonia e simmetria. La sua forza, secondo Curti, è stata applicare quell’ordine a temi giudicati provocatori, portando il corpo umano a una dimensione sacra e monumentale.
La macchina della perfezione
La Hasselblad fu lo strumento con cui inseguire la purezza formale. Formato quadrato, bianco e nero di grande qualità, controllo minuzioso della luce: ogni scelta tecnica serviva a contenere e sublimare una pulsione interiore. Quella mania del controllo tradiva anche un’insicurezza profonda, una paura da vincere con la perfezione. L’abisso emotivo trovava riparo nella bellezza.
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Gli incontri decisivi
Il legame con Patti Smith al Chelsea Hotel fu un passaggio cruciale: i due esploravano insieme i lati più oscuri di sé, come raccontano le fotografie. Altrettanto importante fu la collaborazione con la culturista e modella Lisa Lyon, sul cui corpo scultoreo il fotografo elaborò la sua idea di perfezione fisica. Negli anni Settanta, tempo di sperimentazioni radicali sul corpo, Mapplethorpe vi entrò con una voce personale, facendo dei club underground di New York la sua palestra intellettuale.
Volti e nature morte
Una sezione ampia è dedicata ai ritratti: Yoko Ono, Robert Rauschenberg, Donald Sutherland, David Byrne. Sono immagini di grande introspezione, capaci di andare oltre la superficie. Le nature morte, fiori coltivati in studio e illuminati dall’alto per renderli astratti ed eterni, completano un’opera coerente: trasformare il reale in forma immortale.
La mostra
La retrospettiva chiude un percorso già passato da Venezia e Milano e presenta materiali inediti realizzati durante i soggiorni italiani, tra Capri e Napoli, dopo il terremoto del 1980. Ci sono percorsi tattili, traduzioni in LIS e contenuti audio. Alcuni critici però trovano l’allestimento troppo didattico: rischia di dare risposte dove un grande autore dovrebbe suscitare domande.







